LO SCENARIO CHE VERRA’

di Pierluigi Castellani

In molti si stanno chiedendo, in questi giorni, come sarà la nostra vita e la nostra economia una volta passata la pandemia che sta  tenendo in emergenza il mondo. Sembra però di comprendere che alcune previsioni stanno divenendo una comune consapevolezza. In primo luogo c’è il necessario ripensamento che si dovrà fare nel modo come si è gestita, o meglio non si è gestita, la globalizzazione. La chiusura delle persone all’interno dei confini delle proprie abitazioni e degli stati nazionali induce a temere da una parte il rafforzamento dei nazionalismi sovranisti come avvenuto dopo la crisi del 1929 e quella del 2008 e dall’altra un mutamento profondo del modo di produrre fino ad ora affidato a filiere, che superano stati e continenti. Si sta tornando ad una produzione di tipo autarchico con notevole riduzione anche della commercializzazione globale. Ne sono un esempio la riconversione frettolosa di aziende per produrre mascherine e  macchinari necessari per gli ospedali ed altro materiale sanitario  prima affidato quasi interamente alla Cina o ad altri paesi asiatici. Insomma dopo la delocalizzazione ora l’emergenza sta imponendo una rilocalizzazione della produzione di  molti beni essenziali. E’ chiaro che questo comporta un mutamento profondo del commercio globale e dell’import ed export di ogni stato. La costrizione dello stare in casa e il distanziamento sociale costringono una revisione dello stile di vita in netto contrasto con quanto eravamo abituati a fare fino ad ora. Si pensi alla mobilità sociale indotta dagli studi, da esigenze di lavoro, dal semplice desiderio di conoscere il mondo, tutto questo sta cambiando con il rischio di ridurre il turismo e la sua economia , il trasporto internazionale, e tutta quella mobilità indotta dalla globalizzazione ma anche stimolata dal desiderio di allargare conoscenze e orizzonti culturali. C’è poi la forte incertezza su quale sarà il futuro degli organismi internazionali di cui ci siamo fino ad ora dotati. Riuscirà l’Europa a sopravvivere sotto l’impatto sovranista che il coronavirus sta imponendo a paesi del nord come Olanda , Germania, Finlandia ? Se verrà negata la solidarietà richiesta con forza da Italia, Spagna, Francia il sogno europeo rischia di infrangersi. E l’ Organizzazione Mondiale per il Commercio potrà essere più la stessa ? Questi ed altri inquietanti interrogativi si stanno affacciando al nostro orizzonte nonostante la pandemia induca a far riflettere come ogni emergenza debba essere combattuta ad un livello più alto dei ristretti confini nazionali. Se il virus supera velocemente i confini degli stati come si può immaginare che questa guerra possa essere vinta senza una dimensione ed  una solidarietà internazionale? C’è poi la questione di come sia necessario ripensare anche il rapporto di sussidiarietà sia orizzontale che verticale. Senza un chiaro rapporto di collaborazione tra centro e periferia e senza una forte struttura pubblica che possa affrontare in tempi rapidi lo tsunami pandemico difficilmente questo  può  essere superato. ” Questa tragedia – ha detto  l’economista francese Jean Paul Fitoussi -ci sta insegnando che non possiamo affidare al mercato la salute dei cittadini”. A questo riguardo le difficoltà dell’America di Trump dovrebbero pur insegnare qualcosa. Rimane  di riflettere sul come potrà cambiare la nostra vita sociale dopo l’emergenza. Se ad esempio riusciremo a superare, come ha detto il capo della Protezione Civile Borrelli, quel metro di distanziamento sociale che ci siamo dati. C’è comunque qualcosa di positivo in tutto questo. Lo stare in casa dovrebbe farci riscoprire la necessità della riflessione interiore, del dare un significato più pieno alla nostra dimensione umana, dell’esigenza dell’altro da noi, di vivere più intensamente la nostra umanità, stimolati anche dalla lettura di un buon libro, lontani dall’affannosa e tumultuosa vita di prima. L’uomo del coronavirus saprà almeno approfittare di questa opportunità ?