L’Umbria sprofonda verso il basso, è tra le sei regioni ad “Alto rischio”.

L’Umbria sprofonda, finisce rovinosamente verso il basso. La fotografia ci viene consegnata dal rapporto Istat 2021 sulla competitività dei settori produttivi e sull’impatto della crisi sanitaria sulle imprese. La caduta della domanda, a cominciare da quella interna, ha inaridito le disponibilità liquide delle imprese e condizionato fortemente la loro capacità di finanziarsi. L’Umbria è tra le sei regioni ad  “Alto rischio”, l’unica del centro-nord. Le altre cinque regioni ad “Alto rischio” sono tutte del sud: Abruzzo, Basilicata, Campania, Calabria e Sardegna.  L’economia umbra è calata a picco così come è precipitata la sua tenuta sociale. Solo la classe politica umbra continua a nascondersi e sta alla larga da una situazione che , con il passare dei mesi, si fa drammatica. Eppure l’Umbria è ormai una Regione vulnerabile, fragile e sempre più lontana dal centro nord. L’Umbria è precipitata verso il Mezzogiorno del Paese, fa parte di quel gruppetto di Regioni del sud dove oltre il 40% dell’occupazione risulta in imprese “ad Alto e Medioalto rischio”.  E al suo interno ci sono comprensori, come la Valnerina, in condizioni tragiche dove si registra una “fragilità” senza precedenti. Diffusa riduzione dell’occupazione, crollo delle attività produttive, guadagno di produttività minimo,  calo delle ore lavorative, pesantissima contrazione nel terziario, lentissimo recupero dei precedenti livelli e blocco totale delle attività turistiche. Sono soltanto alcuni indicatori della rovinosa caduta dell’Umbria verso il sud del Paese.  L’Umbria è l’unica Regione del centro ad “Alto rischio operativo combinato” mentre le Marche, solo per fare un esempio,  sono a rischio operativo ” Medio-basso”. Dal report dell’Istat viene fuori un Paese sostanzialmente diviso a metà con una novità pericolosa e drammatica: la vulnerabilità di territori storicamente vivaci  dal punto di vista economico , come l’Umbria. Una chiave di lettura che certifica l’attuale fragilità economica della Regione.  Non emerge, infatti, la solita dicotomia tra Nord e Sud ma, questa volta, emerge una chiara contrazione del valore aggiunto , con cadute superiori alla media in Umbria. All’interno del sistema regionale le situazioni peggiori si registrano nelle zone agricole e turistiche di Cascia-Norcia. Le principali realtà urbane mostrano una fragilità di grado più basso. Tra le imprese  il rischio “Alto” colpisce soprattutto quelle a basso contenuto tecnologico e di conoscenza. Un quadro così drammatico dovrebbe far riflettere seriamente i rappresentanti delle Istituzioni umbre fino adesso completamente assenti e impegnati nel quotidiano, quando va bene.