Mai tanti morti dal dopoguerra, adesso sono i giovani che rischiano. Sono 46 mila gli umbri vaccinati

Nel 2020 in Italia il totale dei morti è stato il più alto mai registrato dal Secondo dopoguerra, 100.526 in più rispetto alla media degli anni fra il 2015 e il 2019 . Lo comunica l’ Istat nel rapporto ” Impatto dell’epidemia Covid-19 sulla mortalità totale della popolazione residente-Anno 2020″. Le prime vittime del coronavirus si sono registrate nell’ultima settimana di febbraio, da quel momento a causa dell’impatto del virus la mortalità si è impennata: tra marzo e dicembre 2020 si sono osservati 108.178 decessi in più rispetto alla media dello stesso periodo degli anni 2015-2019 (21% di eccesso). Purtroppo la situazione resta ad alto rischio, i numeri fanno paura , tanto che l’Istituto Superiore di sanità, dopo aver evidenziato che l’Rt nazionale è a 1,06 sollecita ” analogamente a quanto avvenuto in altri paesi europei , un rafforzamento delle misure su tutto il territorio nazionale” perché le varianti possono ” ridurre parzialmente l’efficacia dei vaccini oggi disponibili” Se nelle prossime due settimane la morsa del Covid non si allenterà , appare inevitabile una correzione dei provvedimenti presi con l’ultimo Dpcm , con il coprifuoco anticipato e la serrata totale dei negozi nel fine settimana. In questa situazione, come emerge anche dai dati dell’Umbria, i giovani sono socialmente molto esposti e rischiano in misura maggiore di essere contagiati dalle varianti che hanno una trasmissibilità doppia rispetto al ceppo classico. Aumentando il numero dei casi di positività, crescono ricoveri in ospedale e situazioni gravi. Come mai tanti casi tra i giovani ? La prima ragione sta nel fatto che i ragazzi si riuniscono al chiuso, l’ambiente preferito dai virus respiratori, in particolare dal Sars-CoV-2 che con la mutazione inglese ha acquisito la capacità di trasmettersi molto velocemente. Se in una stanza si sosta a lungo, la possibilità di infettarsi è molto alta. Ed ecco che ogni situazione di assembramento diventa un accresciuto pericolo. Per questo l’immunologo Francesco Le Foche, del Policlinico Umberto I di Roma, raccomanda ai giovani di limitare all’indispensabile la permanenza in luoghi chiusi. Proprio ieri gli scienziati hanno evidenziato nel monitoraggio ” un peggioramento nel livello generale di rischio per la quinta settimana consecutiva” e soprattutto ” un’ulteriore accelerazione nell’aumento dell’incidenza a livello nazionale (195 casi per 100 mila abitanti nella settimana 22-28 febbraio) che si sta rapidamente avvicinando alla soglia di 250 casi a settimana per 100 mila abitanti che impone il massimo livello di mitigazione possibile”. L’obiettivo è quello di scongiurare il rischio che la terza ondata  abbia effetti ancora più drammatici. Nel frattempo in Umbria è stato deciso di tenere chiuse le scuole di ogni ordine e grado per altre due settimane, tranne gli asili nido. Mentre per le Scuole dell’Infanzia è stata chiesto una ricognizione al Comitato tecnico scientifico tra sette giorni per verificare se ci sono i presupposti per riaprire. Sul versante vaccini sono 46.407 in Umbria coloro che hanno ricevuto almeno una dose anti-Covid, il 5,8% degli umbri. Di questi sono 17.159 coloro che hanno ricevuto anche la seconda dose. Chi si è vaccinato nella nostra Regione ? La maggior parte è personale sanitario che ha assorbito 32.437 dosi, gli over 80 sottoposti alla prima dose sono stati  12.209.  Ottomila e cinquecento iniezioni sono state fatte al personale scolastico e universitario, 5.962 agli ospiti delle Rsa, 1.437  alle forze dell’ordine. Quasi tremila (2.949) a personale non sanitario. ” Non c’è ragione di avere paura – dichiara il professor Francesco Le Foche – di farsi inoculare piccole quantità di un preparato altamente sicuro che proteggerà la tua vita e quella delle persone che ami”.