Bevagna, fiumi inquinati, più sorveglianza: arrivano due nuove centraline

BEVAGNA – Torna alla ribalta la questione dell’inquinamento dei fiumi nel territorio della Valle Umbra Sud e in particolare nella zona di Bevagna. Stavolta le notizie sono positive, nel senso che è stato raggiunto un accordo per migliorare la sorveglianza dello stato di salute dei corsi d’acqua che prevede la nuova collocazione di due centraline per il monitoraggio continuo del sistema idrico della Valle Umbra Sud. A renderlo noto è il Comitato per la difesa dell’acqua e dell’aria di Bevagna, che da tempo si batte per intercettare e limitare l’inquinamento dei fiumi.

“Qualche giorno fa – spiegano dal Comitato – insieme al sindaco di Bevagna, Annarita Falsacappa, all’assessore con delega all’ambiente Umberto Bonetti e all’ingegner Luca Proietti, dirigente responsabile dell’Arpa Umbria per il territorio Foligno-Spoleto-Terni-Valnerina, abbiamo raggiunto un accordo di massima per la nuova collocazione di due centraline per il monitoraggio continuo del sistema idrico della Valle Umbra Sud, con particolare riferimento all’asta fluviale Marroggia Teverone Timia e all’Alveolo. Nei luoghi istituzionali dove c’è stata la possibilità di chiarire le nostre posizioni e presentare le nostre proposte, abbiamo sostenuto con forza l’inefficienza del sistema di monitoraggio odierno, per l’improvvida localizzazione a Bevagna delle centraline sul Timia e sul Clitumno che non intercettano, secondo noi, le eventuali anomalie dello stato dei fiumi nelle vicinanze delle fonti stesse dell’inquinamento, tra l’altro proprio già evidenziate nei rapporti ‘Stato dei corsi d’acqua nel Comune di Bevagna – Arpa 2012’ e ‘Stato qualitativo dei corsi d’acqua nel bacino idrografico del Fosso Alveolo – Arpa 2013’.

“La proposta dell’Arpa del 2013 – continuano i referenti del Comitato per la difesa dell’acqua e dell’aria di Bevagna – migliorava leggermente l’indagine ma si fermava di fronte all’ostracismo e la mancanza di volontà e disponibilità di molti comuni della Valle Umbra Sud. C’era, lo abbiamo ribadito davanti a tutti gli organi istituzionali e di controllo, Arpa in testa, l’assoluta necessità di intercettare il probabile inquinamento dei fiumi in corrispondenza delle intersezioni dei fiumi e dei fossi che transitano nelle aree a rischio e non 10 chilometri a valle, quando quelle acque sono diluite dagli affluenti e i valori sono nettamente e chiaramente alterati. L’intesa, che è stata trovata dopo un periodo duro di dibattiti serrati, promesse, e confronti accesi con gli organi politico istituzionali, prevede oggi la localizzazione di una centralina sul Teverone, all’ingresso del territorio di Bevagna, per rilevare le condizioni di inquinamento dopo che il fiume ha ricevuto l’acqua di tutti i suoi affluenti e un’altra centralina posta nelle vicinanze del ponte di Sterpete, a monte della confluenza con il collettore di Casone, a sorveglianza dei problemi derivanti dalle acque dell’Alveolo”.

Il Comitato chiede quindi che “la politica, le amministrazioni locali e le istituzioni della Valle Umbra Sud, vadano oltre le proprie personali convenienze territoriali e politiche e si muovano unitariamente a favore di una risoluzione complessiva del problema. Noi non vogliamo la morte economica della Valle Umbra Sud, lo abbiamo ribadito e lo ribadiamo fermamente, ma chiediamo che l’economia faccia un balzo nel futuro, prendendosi le proprie responsabilità. Gli scarichi illegali e i fiumi utilizzati come scorciatoia per evitare gli smaltimenti, sono un danno inestimabile, per oggi e per domani, all’ambiente, all’economia, agli uomini, alle donne e ai bambini di questa valle. Per questo pretendiamo che la politica trovi gli strumenti per aiutare e sostenere con forza le imprese virtuose ed oneste, reprimendo e colpendo i comportamenti illegali”.

E ancora: “Siamo assolutamente convinti che solo un azione congiunta, solidale e coordinata della politica amministrativa e delle istituzioni potrà risolvere questo drammatico problema che rischia di divenire un peso sociale ed economico difficile da sopportare. E’ ora che la politica torni a lavorare per il bene comune, soprattutto quando questo bene è la dote che dobbiamo lasciare in eredità alle giovani generazioni, altrimenti destinate ad abituarsi ad una colorazione e una salubrità dei fiumi innaturale e compromessa e a un paesaggio fortemente degradato”.

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