Calano gli immigrati in Umbria rispetto al 2016

PERUGIA – L’Umbria è storicamente una terra di accoglienza e la presenza di immigrati nel 2017 non ha creato  troppo stress anche grazie alla presenza di una rete di sussidiarietà diffusa tra i territori costituita da associazionismo, terzo settore, e istituzioni. Sono 95,935 gli stranieri presenti in Umbria con un calo dell’un per cento rispetto al 2016. Nella presentazione del dossier statistico immigrazione, Alessandro Maria Vestrelli della Regione Umbria sottolinea che “complice il fatto che siamo la terra di San Francesco e Aldo Capitini sin dal 1990 con la legge n. 18 abbiamo affrontato il fenomeno per favorirne il processo di coesione sociale e convivenza tra i cittadini immigrati e italiani all’interno della comunità regionale con degli interventi a favore degli immigrati extracomunitari”. Il Pastore Pawel Gajewski rappresentante nazionale della Chiesa valdese e metodista menziona la Bibbia evidenziando che nel vecchio Testamento la storia della salvezza comincia propria dalla migrazione come il caso di Abramo e dei suoi figli, oppure Mosè e fa l’esempio anche di Gesù si spostava in continuazione in diversi località. “Il movimento migratorio ha a che fare con l’umanità e con l’amore che si dona. Credo che l’Accoglienza debba essere incondizionata e il compito delle nostre chiese è quello di sostenere gli immigrati e di rispondere concretamente con un gesto di accoglienza alle sfide di questo tempo, alleggerendo il disagio che vivono gli immigrati”.

Il Presidente di Idos Ugo Melchionda fa un’analisi più ampia partendo dalla situazione internazionale che rappresenta “il punto di partenza dal quale non possiamo prescindere. La crescita della migrazione va dai paesi dal sud a quelli del nord, ovviamente alla ricerca di una condizione economico e sociale migliore di quella da cui si proviene. La migrazione è una scelta. E considerando che chi arriva nel nostro Paese, in genere, ha una formazione tecnica che qui da noi non viene presa in considerazione, dovremmo cercare di valorizzare queste risorse umane che rappresentano un arricchimento da un punto di vista culturale e non solo. Basti pensare che in Italia ci sono molti intellettuali stranieri e che circa 15 mila autori scrivono in italiano pur essendo non italiani”.  E poi riporta un dato significativo. È vero che gli immigrati e più in generale gli stranieri ricevono più  denunce rispetto agli italiani, ma è anche vero che il tasso di delinquenza tra i 5 milioni di stranieri regolarmente residenti in Italia è dello 0,5 contro l’1% degli italiani. La presenza degli immigrati inoltre, sappiamo che porta alle casse dell’Inps ogni anno 300 milioni di entrate aggiuntive nelle casse dell’Istituto. Il sistema pensionistico italiano ha quindi bisogno dei migranti regolari”. E per concludere presenta un dato secondo cui l’Italia spende ogni anno per sostenere tutti i costi degli immigrati 16 miliardi spesi e ne ricaviamo 18 miliardi tramite contributi vari, con un avanzo netto di duemiliardi di euro.

Eleonora Bigi della Regione Umbria preferisce parlare di “una narrazione diversa rispetto a quella presentata nel dossier immigrati: occorre passare dall’intrico all’intreccio di culture, alla ricerca di somiglianze”. E poi si sofferma anche a parlare dei fondi europei e degli undici progetti approvati a livello regionale sul fondo europeo asilo migrazione e integrazione. “L’integrazione e la sicurezza vanno di pari passo, sono due facce della stessa medaglia, occorre restituire dignità alle persone tramite la legalità”. E nell’elencare i vari progetti evidenzia quelli che hanno dato rilievo in prima battuta alla alfabetizzazione linguistica tramite dei Corsi gratuiti di lingua italiana, laboratori ludico-didattici, laboratori teatrali, mediazione interculturale e per finire dei Corsi di aggiornamento e formazione per docenti. E poi esalta quelle iniziative sull’orientamento legale, l’analisi di sistema, interventi per operatori settore sanitario e legale. E infine espone anche altri progetti, uno sul contrasto alla discriminazione e un altro sulla comunicazione volta ad informare le popolazioni immigrate delle opportunità lavorative e di integrazione.

Francesco Francescaglia invece parte dalla crisi economica che ha colpito duramente anche l’Umbria per evidenziare che “siamo diventati meno attrattivi e il calo di migrati è da attribuire all’impossibilità di trovare nella regione occupazione e servizi. La differenza tra stranieri che arrivano in Umbria dall’estero e stranieri che lasciano la regione per andare all’estero registra un +2.708, mentre la differenza tra stranieri che arrivano da altre regioni e stranieri che vanno in altre regioni riporta un saldo migratorio negativo (-282).”.  Il dossier realizzato dal Centro Studi e Ricerche Idos in collaborazione con il Centro Studi Confronti e con il sostegno dell’Otto per Mille della Chiesa valdese, e la collaborazione dell’Unar, evidenzia che il calo del numero d’immigrati dipende soprattutto dalle acquisizioni di cittadinanza italiana (+3.888) che sono aumentate del 4,5% rispetto all’anno passato, anche se più contenute rispetto al boom del 2015 (+64,3%) e del 2014 (+49,2%), confermando così l’immigrazione in Umbria come fenomeno strutturale. Per quanto riguarda la provenienza di stranieri in Umbria, al primo posto si colloca la Romania (26.216 residenti), seguita dall’Albania (13.924) e dal Marocco (9.515), a seguire  Ucraina (4.918), Macedonia (3.936), Ecuador (3.187), Moldavia (2.720), Cina (2.568), Polonia (2.304) e Filippine (1.859).

Il 67,7% dei 60.829 stranieri non comunitari presenti in Umbria sono titolari di un permesso di soggiorno di lungo periodo (41.181); il 10,6% dei permessi a termine è per protezione internazionale; il 33,7% per lavoro, mentre, con percentuali superiori alla media nazionale, a riconfermare la maturità del processo di stabilizzazione della presenza straniera nella nostra regione, il 46,6% dei permessi a termine è costituito da motivi familiari (Italia 39,4%) e il 6,3% di studio (Italia 3,4%). I dati riguardanti il lavoro evidenziano che secondo l’Inail, gli assunti nell’anno sono stati 16.003, di cui 2.353 per la prima volta in Italia. Le cessazioni sono risultate 17.009, determinando così un saldo occupazionale negativo pari a 1.006 unità. Il 57,7% dei laboratori nati all’estro occupati in regione sono maschi. Per quanto riguarda i macro settori economici, il 12,2% lavora in agricoltura, il 32,7% nell’industria e il 48,5% nei servizi. Il dato dell’industria è superiore di quasi 10 punti percentuali rispetto a quello nazionale, e anche quello relativo all’agricoltura è sopra la media italiana di 4,2 punti. È dunque il settore dei servizi a registrare un dato molto inferiore alla media del paese (circa dieci punti in meno). La grande maggioranza (73,7%) degli occupati nati all’estero è impiegata in micro imprese sotto i dieci dipendenti: un dato in linea con quello nazionale. Le imprese straniere in Umbria sono 8.277, pari all’8,7% del totale delle imprese presenti, un dato inferiore alla media del resto del paese (9,4%). Rispetto all’anno precedente sono aumentate del 2,3%, anche questo è un dato inferiore alla media nazionale (+3,7%). Le imprese straniere hanno conosciuto un aumento più netto di quelle italiane, che sono cresciute solo dello 0,2%. Da un punto di vista sociale e dell’integrazione si riscontra che i matrimoni misti sono già il 10 % e che in realtà i musulmani sono appena un terzo degli immigrati, e oltre la metà sono cristiani non cattolici.  Nel complesso l’Umbria ha tenuto testa con un importante coinvolgimento di tutti i partner  interessati all’accoglienza degli immigrati con un diffuso  impegno collettivo, basato sulla sussidiarietà e sul rispetto della diversità,  che ha reso il terreno più fertile alla “mescolanza” delle varie culture e grazie alle risorse finanziarie derivanti da fondi europei sono stati realizzati sperimentazioni molto innovative.

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