Foligno, crisi maggioranza, aumentano tensioni e malumori. Rimpasto di Giunta rinviato a ottobre Il sindaco prende tempo e la Filipponi lancia l'hashtag #mismettiseiciseibattiuncolpo

FOLIGNO – E’ sempre più complessa la crisi interna alla maggioranza di centrosinistra a Foligno, che ormai va avanti da mesi paralizzando l’attività amministrativa della terza città dell’Umbria. Continuano le trattative per trovare una soluzione condivisa che consenta al sindaco, Nando Mismetti, di concludere il secondo mandato evitando il commissariamento del Comune che comunque vanta conti in ordine e una situazione generale positiva. Al momento, però, sembra che tensioni e malumori siano in aumento e che una soluzione che tenga tutti tranquilli sia difficile da trovare. L’ipotesi più accreditata prospetta un rimpasto di Giunta che metterebbe fuori il socialista Emiliano Belmonte, il quale non avrebbe più alcun consigliere comunale a sostenerlo (Roberto Ciancaleoni, è tra i dissidenti ed è stato anche screditato dal partito), a favore di un ingresso nell’Esecutivo di un esponente del Movimento per Foligno, che da tempo, per bocca del suo unico rappresentante in Consiglio (nonché dissidente) Lorenzo Schiarea, chiede un cambiamento. Questa soluzione però non piacerebbe ad altri, come il consigliere comunale Enrico Tortolini, esponente della lista civica Foligno Soprattutto e delegato del sindaco per lo Sport, che secondo voci di corridoio sarebbe amareggiato per come si sta evolvendo la situazione. Tensioni anche nel Pd, il maggior partito della coalizione, che vanta sei assessori su sette, dove continuano i summit e le verifiche. Insomma la situazione è ancora complessa, tanto che il sindaco sembra voler prendere tempo, rinviando ogni decisione ai primi d’ottobre, dopo la visita del ministro della Difesa Roberta Pinotti per il ventennale del Centro di Selezione e I Primi d’Italia. E intanto Stefania Filipponi, capogruppo di Impegno Civile, attacca lanciando persino un hashtag: #mismettisecisebattiuncolpo. Il riferimento è al fatto che era stato annunciata una soluzione entro il 20 settembre scorso: “E pure – afferma Filipponi – il 20 settembre passò con un assordante silenzio. Ma si sa dopo il Giro d’Italia, la Quintana di Giugno, le varie sagre: della rocciata, della bruschetta e del cinghiale e quella della patata rossa, era giocoforza attendere l’esito della Quintana settembrina e della Quintanella. Ed ora… come si può pensare alla crisi politico istituzionale alla vigilia dei “Primi d’Italia” e dell’anniversario della Caserma Gonzaga, alla presenza della “ministra”? Ci è stato insegnato: non si deve parlare con la bocca piena”.

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