Foligno, il vescovo “debutta” alla guida dell’Azione cattolica nazionale. E il Papa lo saluta prima di partire per l’Egitto

FOLIGNO – “Lei è al debutto!”: così Papa Francesco ha salutato monsignor Gualtiero Sigismondi, vescovo di Foligno, alla sua prima assemblea nazionale dell’Azione cattolica italiana come assistente ecclesiastico generale, in corso a Roma dal 27 aprile al primo maggio. Il presule folignate è da poco stato nominato alla guida dell’Ac nazionale proprio da Bergoglio, che prima di partire per l’Egitto ha voluto salutare gli oltre mille delegati provenienti da tutta Italia, con rappresentanti di varie parti del mondo. Un “debutto” straordinario per il vescovo di Foligno, che ha commentato così le parole del Papa, in un’intervista all’agenzia Sir: “Mi ha colpito l’entusiasmo con cui il Papa ci ha parlato. Era alla vigilia del suo viaggio in Egitto, chissà quali preoccupazioni avrà avuto il Santo Padre. Eppure con noi è stato così cordiale”.

È stato un intervento davvero ricco, articolato – ha detto ancora A Sir – e sottolineerei quattro espressioni, in particolare, che declinano quella “santa estroversione” con cui ha incitato i laici di Ac. Il Papa ha anzitutto invitato a “raggiungere le periferie del pensiero” umano: è una annotazione che si aggiunge ai suoi inviti a percorrere le periferie esistenziali, a essere “Chiesa in uscita”. Mi pare anche una sottolineatura riguardante la cura dei cosiddetti “lontani”. In secondo luogo ha richiamato a una preghiera che “guarda alla missione”. Si tratta di tenere l’orecchio teso al cuore di Dio senza trascurare di mettersi in ascolto del nostro tempo: mi è parsa una sua rilettura della “scelta religiosa”, tanto cara all’Ac. Terzo: il Papa ci ha detto che l’associazione non deve essere un satellite della parrocchia, che resta in orbita, che gira attorno, distaccata… Deve invece essere sempre inserita nella vita della comunità parrocchiale e diocesana.
Il Papa poi ha detto che l’Ac non è una “dogana”. Questo mi ha richiamato un’espressione di don Primo Mazzolari: la Chiesa, diceva il parroco di Bozzolo, non ha “confini da difendere o territori da occupare, ma solo una maternità da estendere”. Insomma, un’associazione aperta, magari capace di snellire qualche sovrastruttura che rischia di appesantirne l’azione missionaria”. L’attenzione prioritaria va invece riservata alla vita spirituale, che consente di essere fedeli al Vangelo, audaci, mai clericalizzati”.

Monsignor Sigismondi a Sir ha anche annunciato i progetti per il futuro dell’Ac e della diocesi di Foligno.

“Ho riflettuto molto in questo periodo, dalla mia nomina in Ac, alla “scelta religiosa” e mi sono soffermato sulle parole del Vangelo: “Siate sale della terra e luce del mondo”. Qui mi pare risieda il profilo e il ruolo del laicato. Il sale si scioglie, non si vede, ma se manca, il cibo perde sapore. Così è per la lampada: non va nascosta ma posta in alto perché possa far luce… Ecco, a me piace dire che il laicato deve uscire dall’ombra del campanile per andare a suonare i campanelli delle case. Non è più tempo – aggiungerei con un’altra immagine – di una pastorale a pioggia, ma piuttosto di una pastorale “a goccia”. Io vengo dal mondo contadino e so bene che l’irrigazione di una volta, a pioggia, era poco produttiva, sprecava energie vitali con scarsi risultati. Occorre avere dunque un’attenzione alla singola persona, alle esigenze del fratello, alla sua vita. E, ugualmente, al mondo che ci circonda”.

E ancora: “Il Papa a questo proposito è stato chiaro. All’assemblea del Fiac ha auspicato che l’Azione Cattolica sia presente nel mondo politico, imprenditoriale, professionale “per servire meglio” il Vangelo. Ha citato anche le carceri, gli ospedali, le strade, le fabbriche. Ma non a caso ha parlato, in primis della politica, nel senso della città, della società. Ha detto testualmente: “Voglio un’Ac tra la gente, nella parrocchia, nella diocesi, nel Paese, nel quartiere, nella famiglia, nello studio e nel lavoro, negli ambiti propri della vita”. Un messaggio forte!”

Alla domanda di Sir su come ha accolto la nomina ad assistente di Ac, monsignor Sigismondi ha risposto così, pensando a Foligno: “Ho espresso al Papa immensa gratitudine per questo dono. Fra l’altro è stata accolta la mia richiesta di poter rimanere vescovo di Foligno. Io non riesco a immaginare un vescovo senza diocesi. E questo lo imparo proprio dai laici, che s’impegnano in Ac mantenendo il loro ruolo in famiglia, nel lavoro, nel volontariato. L’Azione Cattolica, del resto, mi ha insegnato tante cose”.

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