Inchiesta Earthquake, interrogatorio di garanzia, Roscini: “Richieste pressanti dalla politica”

PERUGIA – La mossa ha spiazzato. Stefano Roscini, imprenditore agli arresti domiciliari per l’inchiesta Earthquake, legata ad un presunto giro di tangenti sulla ricostruzione post terremoto in Abruzzo, ha depositato una corposa querela datata 15 marzo 2016, nella quale denunciava l’impossibilità di proseguire alcuni appalti del post terremoto in Abruzzo, pressato dalla richiesta di percentuali avanzate anche dalla politica. La querela parla di “tentata induzione indebita e abuso d’ufficio” e ricostruisce la vicenda intorno al manoscritto sul quale Roscini stilava le percentuali delle tangenti.

Roscini si è difeso a tutto campo, da tutte le accuse, ad iniziare dall’associazione per delinquere. Ha ammesso di aver firmato con Giampiero Piccotti un contratto di procacciamento di affari con una percentuale da corrispondere del 5 per cento. Quando gli fu proposto di entrare nel consorzio Ges.Com avrebbe chiesto il rimborso di 300mila euro. Rigettate le accuse sull’assunzione della figlia di Angelo Melchiorre, così come quelle del pagamento delle mazzette, gettata sul tavolo da Cirimbilli. Richiesta dall’avvocato Gigliotti, legale di Roscini, la revoca della misura cautelare. Sentiti ieri anche Piccotti, che si è avvalso della facoltà di non rispondere e Angelo Riccardini.

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