Legge elettorale, le perplessità sulla preferenza multipla

La sintesi non si trova, o per lo meno non si trova ancora e intanto il tempo scorre. La nuova legge elettorale regionale che dovrà essere partorita entro ottobre è ancora in alto mare. Pochi punti di convergenza: l’abolizione del listino, no al voto disgiunto, la possibilità per il presidente di nominare esterni per la giunta regionale senza le incompatibilità tra il ruolo di consigliere e quello di assessore. Anche se c’è da dire che più che punti di arrivo questi appaiono punti di partenza. Detto questo, anche nella riunione di maggioranza di ieri è stato tutto un rimescolarsi di carte: dal collegio unico o doppio collegio, dal turno secco o al doppio turno passando per la preferenza di genere. Partendo proprio dalla preferenza di genere, c’è da segnalare che la preferenza multipla riscuote timidi consensi. Qualcuno ha fatto notare che con i numeri così bassi (nelle prossime elezioni i consiglieri passano da 30 a 20 e la maggioranza dovrebbe contare su 11 o 12 consiglieri) si rischia di premiare le cordate. Un’osservazione che ha aperto un fronte: pur riconoscendo l’importanza del riconoscimento di genere, la preferenza multipla non è poi così condivisa.

Nel corso della riunione, Brutti dell’Idv ha riproposto il tema del doppio turno. Una breccia che trova favorevole un pezzo del Pd, anche se è sembrata più una questione buttata sul tavolo per alzare il tiro, piuttosto che per aprire un confronto vero e proprio. La vera incognita resta quella del numero dei collegi. Il capogruppo Locchi insiste con il collegio unico ma c’è la pressione di quanti vedono in questa proposta una minaccia alla rappresentatività del territorio ternano. Con il doppio collegio, la provincia di Terni esprimerebbe complessivamente 5 consiglieri, 15 quella di Perugia. C’è da capire con il collegio unico quanti ternani sarebbero eletti.

Insomma sulle questioni vere, non c’è ancora nulla di “scritto”. Si procede e ci si “studia” per arrivare a tirare presto le somme.

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