Merloni, migliaia di famiglie sul lastrico, e su Jp Industries sindacati e istituzioni scrivono a Renzi

Da oggi 1.450 lavoratori della ex Antonio Merloni sono avviati alla mobilità, cioè al licenziamento: 820 nelle fabbriche di Fabriano e del circondario, e 630 a Gaifana di Nocera Umbra. Si tratta degli operai che non sono stati riassunti dalla Jp industries di Giovanni Porcarelli che, pur fra mille difficoltà (da ultimo l’annullamento dell’acquisizione di ramo d’azienda da parte della corte di Appello di Ancona) ha riassorbito 700 addetti del gruppo elettrodomestico fondato da Antonio Merloni.

La ex Antonio Merloni è in amministrazione straordinaria dall’autunno del 2008, e per i dipendenti non riassunti da Porcarelli, finora protetti dalla cassa integrazione in deroga, non si vedono prospettive all’orizzonte. La mobilità durerà un anno per chi ha meno di 40 anni, due anni per i 40-50enni, tre anni per chi ha più di 50 anni. L’Accordo di programma del 2010 fra ministero dello Sviluppo economico e le Regioni Marche e Umbria che con un plafond di 35 milioni di euro avrebbe dovuto incentivare la reindustrializzazione dei due territori in crisi, è rimasto inattuato, nonostante gli interventi regionali siano regolarmente partiti. Non si sono fatti avanti imprenditori intenzionati a investire, e le due Regioni e Fiom, Fim e Uilm chiedono una verifica al Mise per poter rimodulare e semplificare la parte nazionale dell’Accordo, ”strozzata”, sostengono, dai vincoli della legge 181.

“Con l’esaurimento della cassa integrazione per circa 1400 operai della Antonio Merloni di Umbria e Marche si apre da oggi una fase di ulteriore drammatizzazione di una delle crisi più antiche e dolorose del nostro territorio e dell’intero centro Italia”. Affermano in una nota Mario Bravi, segretario generale della Cgil dell’Umbria e Simone Pampanelli, segretario della Fiom Cgil di Perugia che hanno preso parte questa mattina alla riunione convocata d’urgenza presso la Regione Marche, ad Ancona, con il presidente Gian Mario Spacca, l’assessore allo Sviluppo Economico della Regione Umbria Vincenzo Riommi, l’imprenditore Giovanni Porcarelli (titolare della Jp Industries, subentrata in parte nelle attività della Antonio Merloni dopo il fallimento) e i sindacati Cgil, Cisl e Uil di Umbria e Marche, insieme alle categorie Fiom, Fim e Uilm delle province di Perugia e Ancona.

“La drammaticità della situazione è ormai sotto gli occhi di tutti – affermano Bravi e Pampanelli – con circa 2000 persone (oltre ai licenziati ci sono infatti i lavoratori riassunti dalla Jp, fermi anche loro e con la cassa integrazione bloccata per mesi, ndr) nella fascia appenninica umbro-marchigiana che sono letteralmente sul lastrico. L’imprenditore Porcarelli – proseguono – arrivato al terzo anno del suo progetto quadriennale è fermo, in attesa dello sblocco della vicenda giudiziaria, mentre sul fronte dell’accordo di programma che doveva lanciare nuove attività sul territorio per creare occupazione siamo a zero”.

In tutto questo, sottolinea la Cgil, manca clamorosamente un intervento del governo nazionale: “Tutte le parti presenti al tavolo di oggi hanno concordato sull’assoluta necessità di un intervento immediato del premier Renzi in prima persona – concludono Bravi e Pampanelli – per scongiurare l’esplosione di una bomba sociale di proporzioni inaudite. O questo governo comincia davvero a prendere di petto l’emergenza industriale del paese, oppure il fallimento sarà totale e irreversibile”.

A sostegno della richiesta di intervento immediato su questa ennesima emergenza del lavoro, Cgil, Cisl e Uil di Umbria e Marche, insieme alle categorie dei metalmeccanici, hanno indetto una manifestazione unitaria a Fabriano (Ancona) per il prossimo 7 novembre.

E sempre questa mattina i presidenti delle Regioni di Umbria e Marche, Catiuscia Marini e Gian Mario Spacca, insieme ai sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil e Giovanni Porcarelli presidente di JP Industries, hanno scritto una lettera al premier Renzi in cui chiedono un “incontro urgentissimo” al presidente del Consiglio. “Le Marche e l’Umbria stanno rischiando di consolidare una crisi occupazionale senza precedenti” è scritto in uno dei passaggi più significativi.

“Siamo a sollecitare nuovamente – si legge nella lettera inviata a Renzi e, per conoscenza, al sottosegretario Presidenza del Consiglio Graziano Del Rio, al ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi e al vice ministro allo Sviluppo Economico Claudio De Vincenti – la sua attenzione e, soprattutto, un incontro urgentissimo in merito ad una vicenda gravissima che coinvolge oltre 2.000 lavoratori tra Marche e Umbria, senza voler considerare la filiera dell’indotto di piccole imprese. Ci riferiamo alla situazione occupazionale della JP Industries e all’Accordo di Programma per la reindustrializzazione delle aree colpite dalla crisi della ex-Ardo. Nel primo caso – prosegue la lettera – la procedura di vendita gestita dal Ministero dello Sviluppo Economico rischia incredibilmente di essere annullata per criticità formali. Nel secondo, le misure nazionali dell’Accordo di programma, sempre gestito dal Ministero dello Sviluppo Economico e Invitalia, non stanno producendo alcun esito: 35 milioni di euro giacciono ancora inutilizzati e nessun progetto di rilancio occupazionale è stato al momento approvato, né nelle Marche né in Umbria, a pochi mesi dalla scadenza dello stesso Accordo”.

“Questo avviene mentre, al contrario – si sottolinea – le analoghe misure regionali hanno prodotto l’avvio di oltre 40 nuove iniziative imprenditoriali sullo stesso territorio. Le Marche e l’Umbria, dunque, stanno rischiando di consolidare una crisi occupazionale senza precedenti. Tale situazione – insistono – non è accettabile. E’ necessario, dunque, un incontro urgentissimo con il Governo nazionale per definire iniziative immediate da attivare per evitare che questa situazione devastante generi effetti irreversibili sulla coesione sociale ed economica delle due regioni”.

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