Multate Colacem e Barbetti dall’Antitrust. Concordavano i prezzi del cemento

A seguito di un procedimento istruttorio diffuso su scala nazionale, l’Antitrust ha imposto il pagamento di una maxi multa dal valore complessiva di 184 milioni di euro alle principali imprese italiane attive nel mercato del cemento per aver violato il principio della concorrenza attraverso un «modello concertativo unitario e stabile nel tempo». Nel corso della riunione tenutasi lo scorso 25 luglio, ma i cui esiti sono stati pubblicati il 7 agosto, l’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato ha accertato che “le evidenze documentali in atti testimoniano, quantomeno a partire dal giugno 2011 e fino al gennaio del 2016, l’esistenza di un coordinamento dei comportamenti commerciali fra le imprese cementiere parti del procedimento, finalizzato all’aumento dei prezzi del cemento, assistito da un controllo delle quote di mercato relative delle Parti, con l’eliminazione di effettive dinamiche concorrenziali nel mercato. Detto coordinamento appare aver trovato attuazione mediante diverse condotte, tutte rispondenti ad un medesimo disegno: in primo luogo, nella determinazione concertata degli incrementi di prezzo dei listini e nella pratica di invio simultaneo, alla generalità della domanda, di comunicazioni relative all’applicazione futura di identici aumenti; poi, nella verifica e monitoraggio dell’effettiva attuazione di detta pratica commerciale nonché dell’applicazione degli aumenti prospettati; infine, nel controllo della stabilità delle relative quote di mercato, risultando funzionale a detto controllo anche una sistematica attività di scambio di informazioni sensibili effettuato con il supporto attivo dell’associazione di categoria Aitec che ha costituito il veicolo di coordinamento tra le imprese cementiere”. Colpite duramente anche due aziende umbre la Colacem e Barbetti di Gubbio, oltre a un’altra non umbra, la Cementir, che ha sede a Spoleto. La Colacem, una società interamente controllata dalla Financo di Colaiacovo, che nel 2016 ha raggiunto un fatturato pari a in Italia pari a circa 175 milioni di euro, con una quota di mercato del 12,4 per cento, dovrà pagare una sanzione di 18.273.751 euro. Mentre le Cementerie Aldo Barbetti, che per il 65 per cento è di proprietà di 23 persone fisiche dell’omonima famiglia, mentre il restante 35 per cento appartiene alla società Sacci, dovrà pagare una multa pari a di 1.162.448 euro. Barbetti con le sue controllate ha realizzato nel 2016 un fatturato in Italia pari a circa 77 milioni di euro con una quota di mercato del 4,4 per cento. La Cementir invece pur avendo la sede in Umbria, appartiene a una società con sede legale a Roma, controllata dalla Cementir Holding spa, che a sua volta, è controllata da Caltagirone spa, dovrà versare 5.090.000 euro. Oltre alle umbre ci sono anche altre aziende che rappresentano la quasi totalità del mercato italiano, con una quota complessivamente detenuta pari a circa l’85 per cento della produzione. Nella delibera firmata dal Presidente Giovanni Pitruzzella e dal Vice Segretario generale Annalisa Rocchietti, l’Autorità antitrust ha accertato “che i comportamenti posti in essere dalle società Italcementi S.p.A., Buzzi Unicem S.p.A., Colacem S.p.A., Cementir Italia S.p.A., Sacci in liquidazione S.r.l., Cementirossi S.p.A., Holcim (Italia) S.p.A., Barbetti S.p.A., Cementeria di Monselice S.p.A., Cementizillo S.p.A., Cal.me S.p.A., Cementi Moccia S.p.A. e TSC S.r.l., nonché dall’Associazione di categoria Aitec, consistenti nel coordinamento dei prezzi di vendita del cemento, assistito anche da un controllo sistematico dell’andamento delle quote di mercato relative, realizzato tramite uno scambio di informazioni sensibili attuato grazie all’Associazione di categoria AITEC, costituiscono un’intesa restrittiva della concorrenza in violazione dell’articolo 101 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea. Pertanto le Parti si astengano in futuro dal porre in essere comportamenti analoghi a quelli oggetto delle infrazioni accertate ai punti precedenti. In ragione di quanto indicato in motivazione, ai soggetti di cui sopra sono state irrogate seguenti sanzioni amministrative pecuniarie”.

Le Parti interessate nel procedimento istruttorio hanno sostenuto che il parallelismo osservato non rappresenterebbe altro che il risultato di politiche commerciali di “imitazione” razionale, da parte dei diversi concorrenti, di autonome decisioni di incremento dei prezzi decise di volta in volta da singole imprese in un contesto in cui le particolari modalità utilizzate di annunci anticipati e generalizzati degli incrementi dei prezzi troverebbe origine in esigenze della domanda. Tuttavia, l’analisi della documentazione ispettiva, nonché delle evidenze emerse durante l’indagine istruttoria non solo non conferma questa ricostruzione ma anzi fornisce numerosi elementi di segno contrario. Ciò che emerge negli atti è che “le simultanee comunicazioni anticipate al mercato di identici incrementi generalizzati del prezzo del cemento sono il frutto o di uno specifico accordo – addirittura di una pattuizione tra le parti – ovvero il risultato di contatti tra le stesse comunque antecedenti gli stessi annunci di aumento al mercato. Inoltre è emerso che le condotte poste in essere dalle imprese cementiere risultano in linea generale del tutto contrastanti con gli interessi della domanda, la quale di norma non trae alcun beneficio dal carattere anticipato degli annunci di aumento del prezzo del prodotto, né tantomeno da un’eventuale attività di informativa agli altri fornitori. Nella stessa visione della domanda, le comunicazioni anticipate di identici aumenti del prezzo del cemento nascerebbero da una concertazione fra i produttori. Tale valutazione appare in effetti comprovata da numerosa documentazione in atti, dalla quale emerge la sussistenza di “accordi” e “pattuizioni” fra le Parti in relazione alla definizione degli aumenti di prezzo, in un contesto di diverse e regolari occasioni di incontro e contatto fra le imprese, ad esempio in occasione delle frequenti riunioni indette presso l’Associazione di categoria Aitec; riunioni nelle quali, senza che ve ne sia traccia nell’ordine del giorno, né nei relativi verbali”.

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