Oltre un milione di euro di risarcimento per San Bevignate Se la questione dello studentato da costruire davanti alla chiesa templare dovesse saltare, le aziende che hanno vinto l’appalto potrebbero richiedere il pagamento di un’ingente somma

PERUGIA – Ancora non è detta l’ultima. Ma se il parere definitivo della Soprintendenza fosse negativo, come si preannuncia che sia, scatterebbe il maxi risarcimento per le aziende che si sono aggiudicate l’appalto. La questione sembra al quanto scottante e contorta, a tal punto che il commissario straordinario dell’agenzia regionale per il diritto allo studio Luca Ferrucci si è dimesso dal suo incarico. La parola finale spetta comunque alla soprintendente dell’Umbria Marica Mercalli che dovrà pronunciarsi per rispettare la sentenza del Tar dell’Umbria che chiedeva di riformulare un parere meno generico sulla questione accogliendo il ricorso dell’Adisu. “Lavoriamo per la riproposizione di un provvedimento in linea di quelli già dati –afferma la sopraintendente –, con una nostra valutazione negativa, cioè. Ma lasciateci lavorare, altro non posso dire”. Il dibattito è ancora tutto aperto e si discute sulla necessità di una tale struttura e su chi eventualmente dovrà saldare il risarcimento. L’appalto ha un valore complessivo di dodici milioni di euro e se alle aziende gli venisse negata la possibilità di realizzarlo, sarebbero pronte a chiedere il rimborso. Si tratta di poco più di un milione di euro, il dieci per cento circa dell’appalto. Anche perché nel frattempo, le aziende hanno già speso oltre mezzo milione di euro per l’allestimento del cantiere e per aver dato avvio ad alcuni interventi nella fase iniziale dei lavori. “Noi siamo in attesa di decisioni e di motivazioni – argomenta Mario Busiri Vici, l’avvocato delle imprese – e una volta avuti tutti i riscontri negativi, in quel caso, chiederemo il risarcimento danni. Dovranno direi che lì non si può più costruire e allora chiederemo i danni e qualcuno ci dovrà risarcire. Le aziende contavano sull’appalto e il fatto che nulla si è concretizzato perché, nel caso, non si poteva, ha creato evidenti problemi. Le aziende che rappresento è chiaro che questo intervento edilizio sono sempre pronte a effettuarlo. Ma ripeto, se ci sono elementi che ostacolano la realizzazione dello studentato dopo un parere originario senza dinieghi, aspettiamo di conoscerli nei dettagli”. La domanda a questo punto sembra sorgere spontanea. Chi dovrà sborsare questa ingente somma? Regione, Soprintendenza e Adisu sono gli attori rimasti sulla scena. L’Adisu perché avrebbe gestito l’appalto ed aveva avviato i lavori con un’autorizzazione paesaggistica scaduta, la Regione perché aveva giudicato quell’autorizzazione ancora in vigore per una norma del decreto del Fare, la Soprintendenza perché nel 2008 autorizzò la realizzazione per la costruzione dell’edificio e sei anni dopo ha cambiato idea. E tra l’altro, chi potrà spiegare alla Corte dei Conti che sborsare un milione di risarcimento per un cantiere mai avviato non è danno erariale? A breve questi dubbi verranno sciolti.

 

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