Perugia, Equitalia costretta a reintegrare un dipendente licenziato

PERUGIA – Il tribunale di Firenze ha annullato il licenziamento di Fabio Americcioni, iscritto alla Cgil, fatto da Equitalia all’inizio del novembre scorso. Per la Fisac Cgil dell’Umbria una “significativa e inequivoca vittoria giudiziale, ma soprattutto politica, civile ed etica”. Il licenziamento era arrivato per “la mancata  accettazione da parte del (lavoratore) ricorrente delle (nuove) mansioni e l’indisponibilità delle altre posizioni lavorative equivalenti e immediatamente inferiori al livello di inquadramento del lavoratore…”. Ora Equitalia dovrà reintegrare il ricorrente nel posto di lavoro di ufficiale di riscossione presso la sede di Perugia e al pagamento di una indennità risarcitoria commisurata all’ultima retribuzione globale di fatto dal licenziamento alla reintegrazione, nella misura non superiore a 12 mensilità, oltre regolarizzazione dei contributi previdenziali e assistenziali; condanna la società convenuta al pagamento delle spese…”. Il Giudice del Lavoro, peraltro, ha riscontrato che nel caso in parola e a danno del collega, “… si è in presenza di demansionamento anche alla luce della nuova formulazione dell’art.2013 c.c. …”.

Il sindacato quindi parla di vittoria “nella prima fase di un contenzioso che sarà senz’altro lungo e complesso, ma che deve (dovrebbe) indurre una seria riflessione nel management di Equitalia o del soggetto che ad essa seguirà nella prossima riforma del servizio nazionale di riscossione, sulla necessità di ricondurre le politiche del personale ad un senso di misura, equilibrio e moderazione, piuttosto che al ricorso – come avvenuto nell’ultimo periodo – ad una insensata caccia alle streghe nei confronti del personale, sulla base di provvedimenti disciplinari a raffica e, purtroppo, di licenziamenti individuali. “Peraltro nel caso di specie – continua la Fisal Cgil –  il provvedimento così irrogato al collega, appariva dinanzi la pubblica fede e sin dall’origine, quale totalmente insussistente nelle motivazioni e nei fatti ascritti, nella forma di gravissimo sopruso e dalla valenza generale intimidatoria. Né è concepibile che chiunque contesti atti aziendali ritenendoli illegittimi o dissenta civilmente da essi, possa essere criminalizzato, perseguito e sanzionato arbitrariamente. I dipendenti del Gruppo sono cittadini della Repubblica a tutti gli effetti, con i diritti e i doveri prescritti dalla Costituzione, dalle Leggi e dai contratti collettivi di lavoro, non sudditi del despota aziendale di turno, sia chiaro una volta per tutte. Lo Stato di Diritto ha prevalso sull’arbitrio”.

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