Regione, il Tar boccia la decisione della Giunta regionale e annulla la delibera sugli incarichi di posizione Palesemente discriminatoria per i giudici, censura per la scelta

PERUGIA –  Non è un bel periodo per la Regione dell’ Umbria per le decisioni prese in materia di personale. Poche settimane fa, infatti, il Tar umbro accolse il ricorsi di alcuni idonei della graduatoria del Consiglio Regionale (cat.c) contro un nuovo bando di concorso deciso dalla Giunta Regionale. Nei giorni scorsi altra tegola sulla testa degli inquilini di Palazzo Donini su un’altra decisione riguardante i dipendenti dell’ ente.

Si tratta di un provvedimento assunto in data 15 giugno 2017, sul conferimento di un incarico di posizione organizzativa presso l’avvocatura regionale. A ricorrere è stata una dipendente  del Consiglio regionale, difesa dall’avv. Lietta Calzoni, esclusa dall’avviso pubblico in quanto la possibilità  a partecipare a detta procedura sarebbe stata riservata ai soli dipendenti della Giunta e non anche a quelli di Palazzo Cesaroni. Per l’ avv. Calzoni la scelta di limitare la procedura ai soli dipendenti della Giunta sarebbe stata “palesemente discriminatoria in quanto fondata sull’erroneo presupposto della perfetta e piena autarchia fra due organi della medesima amministrazione”.

A giudizio della ricorrente  ci sarebbe stata una vera violazione dei principi di trasparenza, correttezza ed imparzialità dell’ azione amministrativa. Di tutt’altro avviso la Giunta Regionale, che si è costituita  in giudizio con tanto di legali, per sostenere la validità della scelta fatta. Un vero e proprio scontro che , alla fine, ha visto soccombere la Giunta Regionale con il Tar dell’ Umbria che ha dato ragione alla dipendente dell’Assemblea legislativa.

I giudici amministrativi ( Presidente Raffaele Potenza, giudice estensore Enrico Mattei) hanno condannato la Regione Umbria ad ammettere la ricorrente alla procedura per il conferimento delle posizioni organizzative presso l’Avvocatura regionale. Per i magistrati amministrativi non ci sarebbero motivi per impedire ai dipendenti regionali di partecipare alle selezioni, in ragione della sola appartenenza ai ruoli della Giunta ovvero del Consiglio. L’autonomia dell’Assemblea di Palazzo Cesaroni sarebbe esclusivamente sul piano organizzativo, amministrativo, contabile e patrimoniale. Insomma la Regione è una e non più di una per quanto riguarda i dipendenti. A dire la verità anche il Giudice del Lavoro, con precedente sentenza su un caso simile,  aveva concluso con le stesse motivazioni. Verrebbe da dire che sbagliare è umano, perseverare è troppo.

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