“Se tutti ce ne andassimo da Terni, cosa rimarrebbe?”: un viaggio all’interno delle facoltà universitarie ternane

TERNI – “Se tutti ce ne andassimo da Terni, cosa rimarrebbe a questa città?”. Mohamed Oubih non si sente straniero in una terra non sua, eppure arriva da molto lontano.

Terni è ormai la sua città, come per Francesca Piacenti e Michela Berlenghini. Tutti e tre giovani studenti universitari nelle facoltà ternane. Mohamed, Francesca e Michela, hanno preso aerei, treni, macchine, si sono spostati quasi ogni giorno, ma alla fine sono sempre e comunque tornati a Terni. La loro casa, la loro vita, le loro amicizie e, soprattutto, il loro futuro, sono qui.

Mohamed Oubih
Mohamed Oubih

Mohamed ha solo 23 anni, lascia il Marocco quando ne ha appena 4. Direzione Terni insieme alla sua famiglia che cerca un lavoro dignitoso. Si iscrive alla facoltà di Ingegneria Informatica a “La Sapienza” di Roma, ma dopo quasi un anno di treni, di “avanti e indietro” da sfinimento, decide di cambiare rotta. Non ne può più di quella Roma caotica, dove incrocia ogni giorno volti diversi, e dove è quasi impossibile incontrare per la seconda volta le stesse persone, gli stessi studenti, gli stessi occhi. Mohamed sente il bisogno di costruirsi delle radici solide e durature. Si iscrive quindi alla facoltà di Ingegneria industriale a Pentima. Le abitudini cambiano in un batter d’occhio. “L’università a Terni è una macchina che funziona – racconta il ragazzo, ormai ternano d’adozione. Sono riuscito in poco tempo ad instaurare rapporti saldi con altri studenti, e l’intesa con i docenti del corso è eccellente. L’unica limitazione che trovo riguarda la possibilità di iscriversi ad un unico corso di Ingegneria, senza alcuna alternativa”. Per un secondo Mohamed chiude gli occhi ed immagina il suo futuro. “Vorrei impegnarmi nel campo delle energie rinnovabili. Ho una sorella in America, ma io il mio futuro lo vedo qui, a Terni. Se tutti ce ne andassimo da questa città, cosa rimarrebbe?”.

La vita di Mohamed si intreccia inconsapevolmente a quella di Francesca e di Michela. Francesca, ternana di 25 anni, è iscritta all’ultimo anno della facoltà di Medicina a Terni. Era rientrata con il concorso tra i 160 studenti destinati alla facoltà perugina di medicina, eppure è voluta a tutti i costi rimanere nella sua città. Matura questa scelta dopo un anno di studi al corso di Radiologia a Perugia. Valigie in mano, torna a Terni e trova una realtà inaspettata.

Francesca Piacenti
Francesca Piacenti

“Il sistema universitario ternano funziona ad hoc – racconta Francesca. La facoltà di medicina porta a Terni studenti da ogni parte d’Italia: Salerno, Varese, Modena, Catania. Io sono la prima a promuovere la mia facoltà, che non ha nulla da invidiare a quella di Perugia. Non trovo alcun aspetto negativo. E’ tutto a portata di mano: dalla burocrazia, al rapporto con i docenti, che hanno una professionalità ammirevole. Farei altre mille volte questa scelta e se penso al mio futuro, vorrei trovare lavoro come medico nel settore ospedaliero o privato, ma pur sempre a Terni”.

Anche Michela, 24 anni di Narni, dopo due anni di Sociologia a “La Sapienza” di Roma, inverte la rotta dei suoi studi e sceglie di trasferirsi a Terni, alla facoltà di Infermieristica, dove oggi è iscritta al secondo anno. “Dopo quasi due anni – racconta la studentessa – ero stufa della vita da pendolare. A Roma regnava il caos più totale. E’ stata per me una città troppo dispersiva. Qui a Terni ho trovato un ambiente familiare, gestibile e soprattutto accogliente. Ho avuto modo di portare avanti i miei studi da infermiera, conoscendo altri ragazzi che arrivano da ogni città d’Italia. Tanti di loro vorrebbero rimanere a Terni, questo fatto mi rende ancor più fiera della scelta che ho fatto.

Michela Berlenghini
Michela Berlenghini

L’unica “pecca” che trovo nella mia facoltà riguarda gli orari delle lezioni. Alcune fasce sarebbero da rivedere per poter gestir meglio lo studio”. Anche Michela, come Mohamed e Francesca, vorrebbe lavorare e rimanere a Terni in un futuro. “Mi piacerebbe fare l’infermiera in strutture private della città. Se avessi la possibilità di trovare lavoro in zone limitrofe, certamente accetterei, ma ormai vedo il mio futuro proiettato qui, nella città che mi ha dato e mi sta dando tanto”.

 @MCScardocci

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