Terremoto, è polemica sulla ricostruzione dei luoghi di culto

NORCIA – Il comitato sorto a Norcia in difesa dei beni culturali è sgomento di fronte alle ordinanze n. 23 e 32 emanate recentemente da Vasco Errani, ancora per poco commissario straordinario per la ricostruzione, relative alle chiese da restaurare e/o ricostruire dopo gli eventi sismici del 2016. Su 42 luoghi di culto da restaurare in Umbria soltanto due ricadono nel comune di Norcia che, ad onor della cronaca, risulta essere quello più danneggiato oltre ad essere rimasto senza un luogo di culto. Le due chiese sono quelle delle frazioni di  Cortigno e di Agriano.

Tra l’altro, per la chiesa di Cortigno sono stati assegnati 65 mila euro, una cifra sicuramente inadeguata per rendere antisismico un luogo di culto di un comune che è stato epicentro di un sisma di magnituto 6.5. In compenso, però, sono state ricomprese nel finanziamento le chiese di Guardea, Alviano, Penna in Teverina, Scheggia-Pascelupo e Citerna, località distanti anche 150 chilometri dall’epicentro sismico. Il comitato di Norcia si è subito attivato per capire le ragioni di questa disparità e la risposta è stata disarmante: “Gli interventi riguardano chiese con danni fino a 300 mila euro, scelta che favorisce le zone meno colpite dal sisma”. Una risposta che non è piaciuta al comitato per la difesa dei beni culturali di Norcia e della Valnerina che ha pensato di scrivere una circostanziata lettera inviata persino  al Presidente della Repubblica  per sottolineare come la scelta non aiuta a ridare fiducia alle popolazioni provate dal sisma che nella rapida ricostruzione delle chiese vedrebbero concretizzarsi un segno di fiducia e di speranza per il futuro poichè da sempre le chiese oltre ad essere un punto di riferimento religioso sono un punto di riferimento anche identitario.

“I comuni situati al di fuori del cratere – si legge nella lettera – sicuramente hanno altre chiese dove svolgere l’attività di culto. Nel territorio nursino, invece, sono tutte inagibili o peggio distrutte. Anche se si vuole seguire il criterio delle chiese con danni fino a 300 mila euro (limite che viene superato nell’assegnazione indicata nell’ordinanza), ci sono una serie di chiese nella nostra zona che possono essere ristrutturate con tale entità di fondi, ridando alle nostre comunità un luogo di culto. Anche per evitare situazione come quella di Nottoria dove la messa per la festa del paese è stata celebrata sotto una quercia secolare. Ci duole constatare che si stanno ripetendo gli errori del post-terremoto 1979, quando i fondi destinata alla Valnerina vennero in parte dirottati per la manutenzione di chiese lontane dall’epicentro del sisma causando l’abbandono ed il successivo degrato di molte chiese del territorio tra cui il tempi bramantesco della Madonna della Neve a Castel Santa Maria”.

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