Festa di Capodanno a Terni ,650 mila euro di fondi pubblici in tempo di Covid.Il controsenso di una scelta

Sono in molti che esprimono la propria riluttanza sulla scelta della Regione e del Comune di Terni di spendere oltre 650 mila euro per ospitare in un capannone dell’ Acciaierie di viale Brin la trasmissione di Rai Uno nella notte di San Silvestro. C’è molta ritrosia perché tanti si chiedono dove sta l’ utilità e l’interesse dell’ Umbria a spendere una cifra così consistente in un momento difficile come questo. Per Palazzo Spada e Palazzo Donini si tratta di un investimento sacrosanto perché rappresenta una grande occasione per promuovere l’ Umbria e le sue bellezze , in un momento difficile per le imprese turistiche del territorio. Per il Sindaco Latini l’iniziativa  ” rappresenta una grande occasione per la città con effetti positivi per l’economia , sia diretti che indiretti”. Può darsi che il primo cittadino di Terni e l’ Assessore regionale al Turismo Paola Agabiti, ternana anche lei , abbiano ragione. O almeno credono di avere ragione. C’è però qualcosa che non torna. La Regione  spende 500 mila euro e il Comune 150 mila per una manifestazione che si svolgerà in un periodo dove gli spostamenti saranno forse consentiti soltanto tra le regioni che si trovano in fascia gialla, Natale e Capodanno senza tavolate e feste, ristoranti chiusi la sera e probabilmente coprifuoco prima della mezzanotte. Tanto è vero che sono state cancellate tutte le grandi iniziative che l’ Umbria offriva ai turisti in questo periodo. A cominciare da Umbria Jazz winter prevista per il 28 dicembre-primo gennaio  prossimi ad Orvieto. ” Purtroppo com’è sotto gli occhi di tutti  – hanno spiegato gli organizzatori – siamo ritornati in piena emergenza sanitaria , ed il senso di responsabilità , seppur a malincuore , ci impone di rinunciare a qualsiasi tipo di iniziativa “. A Perugia non tutti i commercianti aderiscono agli addobbi in vista del Natale, ci sono diverse decine di defezioni mentre ad Assisi c’è stata la seconda mobilitazione nel giro di pochi giorni dei negozianti della città . L’elenco è lungo ma tre esempi sono sufficienti per capire che le priorità in questo momento storico sono altre e le risorse, purtroppo, sono poche. E quelle poche vanno spese con grande circospezione. Per l’ex consigliere regionale della Lega, oggi consigliere comunale a Terni , si tratta ” di una scelta difficilmente comprensibile ” mentre per il segretario provinciale di Terni della Fiom Cgil una spesa del genere poteva essere destinata ” all’occupazione ridotta a brandelli “. Probabilmente con 650 mila euro, che sono tanti , si potevano prevedere misure per sostenere le famiglie e le imprese più colpite dalla crisi, la coesione sociale è infatti un presupposto della crescita, come un buon welfare.  Farli sentire con le spalle protette, per salute e futuro dei figli, è il modo migliore per rassicurare gli umbri, facendo ritrovare loro il gusto delle sfide. La pandemia ci lascerà una società impaurita, più diseguale. Infine una piccola e semplicissima domanda: con le regole che abbiamo ricordato e con un Paese bloccato e preoccupato come il nostro , che aiuto può dare alla ripresa del turismo una iniziativa della notte di San Silvestro ?  Sicuramente nessuno. Una campagna forte di promozione sicuramente all’ Umbria servirà perché è in atto un vero e proprio tsunami con a rischio migliaia di posti di lavoro. Bisognerà prendere seriamente in  mano il brand Umbria, che ora sta letteralmente galleggiando in balia delle onde. Pensare però  di spendere oggi ingenti risorse pubbliche per promuovere l’ Umbria è semplicemente un controsenso . Per non parlare della Rai –  società concessionaria in esclusiva del servizio pubblico radiotelevisivo in Italia- che in una situazione drammatica come questa non fa sconti a nessuno.