Omicidio del neonato, la perizia inchioda mamma Giorgia

La sua mente lucida, fredda, razionale. Il suo omicidio altrettanto. Ha fatto tutto consciamente mamma Giorgia, quel 3 agosto.  Ha lasciato in quel parcheggio, oltre al suo bambino anche i suoi sentimenti, condannando la sua vita al carcere.

Il parto in casa, il taglio del cordone ombelicale, poi l’abbandono del suo piccolo appena nato – che non ha resistito al sole cuocente di tre mesi fa – in una busta nel parcheggio di un supermercato a Borgo Rivo.

Non ha avuto ripensamenti colei che lo ha dato alla luce ed ha fatto tutto senza pensarci due volte, con una rapidità e freddezza terribile.

Questo quanto emerge dalla perizia psichiatrica effettuata sulla giovane ternana, tutt’ora ristretta al carcere di Capanne. Dal documento, i consulenti incaricati non hanno riscontrato alcun disturbo, o patologia. Giorgia era lucida nel momento dell’abbandono, ma anche dopo – davanti agli inquirenti che l’hanno interrogata poche ore dopo l’omicidio del suo piccolo.

Ora si attendono i risultati dell’esame Minnesota. Le Cinquecento domande a risposta multipla, ancora sotto osservazione del consulente psichiatrico, chiariranno ancor di più il profilo psicologico di Giorgia.

Se anche da questo test non risulteranno disturbi o patologie, il destino della 27enne sarà segnato a vita – più di quanto già lo è stato. Giorgia dovrà rimanere nel carcere di Capanne, senza possibilità alcuna di esser trasferita in una struttura protetta.

Intanto sul fronte investigativo, la Procura della Repubblica ha chiuso le indagini. E’ lei la colpevole – secondo gli inquirenti –  è lei sola, senza coinvolgimento del compagno o di altri familiari, amiche. Una pista che gli inquirenti hanno seguito fin da subito, e che oggi trova la regione, nonostante l’incredulità di tutti.

L’accusa che pende sulla mamma è gravissima, e Giorgia rischia dai 20 anni di reclusione all’ergastolo. Il suo legale d’ufficio, l’avvocato Alessio Pressi, sta pensando ai benefici previsti dal rito abbreviato.

 

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