Foligno guarda alla Cina, allo ‘Scarpellini’ corsi di cinese per studenti e imprenditori

FOLIGNO – All’ingresso dell’Istituto Tecnico Economico ‘F. Scarpellini’ di Foligno sventola sì il tricolore e insieme ad esso il vessillo europeo ma dentro, al piano terra della scuola, batte un cuore multilingue. Non solo inglese, francese, spagnolo e tedesco, le lingue europee più richieste dal mercato del lavoro, ma la lingua di Mao, il ‘putonghua’, ovvero il cinese ufficiale, il moderno idioma unificato dell’ex Celeste Impero.

Dopo la sperimentazione dello scorso anno, rivelatasi un vero successo, torna, infatti, a partire da gennaio, il corso di cinese, base e avanzato, rivolto a studenti di tutte le età ma anche ad insegnanti, imprenditori, manager, impiegati. Tutti insieme sui banchi di scuola, mamma, papà, prof, per due ore alla settimana, ad imparare la lingua degli imperatori. Una classe a carattere pluri-generazionale, dunque, dove, fino alla fine dell’anno e per quattro pomeriggi al mese, si incontreranno genitori e figli, professori e alunni, datori di lavoro e aspiranti lavoratori. Accomunati, tutti, dallo stesso lungimirante obiettivo, vale a dire acquisire un vantaggio competitivo in un mondo del lavoro sempre più condizionato da equilibri geopolitici in rapido mutamento.

“Ciascun ciclo di lezioni – spiega la sinologa Monia Montagnini, docente dei corsi – avrà una durata complessiva di quaranta ore”. “I corsi, base e avanzato – prosegue – permetteranno agli studenti di imparare, rispettivamente, l’uso elementare della lingua attraverso l’acquisizione dei lemmi fondamentali e, nel caso del livello superiore, un uso più consapevole che prevede non solo l’individuazione di pattern comunicativi standardizzati ma anche la possibilità di cimentarsi in situazioni impreviste”. Non solo, però, conversazione e ascolto ma anche veicolazione di contenuti inediti come ad esempio gli importantissimi usi e costumi cinesi, dalle complicate regole di bon ton a tavola alle superstizioni della vita quotidiana, eredità, patrimonio e retaggio della cultura confuciana. Che il cinese sia una delle lingue più richieste sia in Europa che negli Usa non è del resto una novità, se è vero che negli Stati Uniti sono più di 1000 le scuole superiori che offrono la possibilità di apprendere la lingua di Pechino. E non si tratta di una moda dettata da una sorta di fascinazione esotica.

“L’ascesa politica ed economica della Cina – chiarisce Giovanna Carnevali, preside dell’istituto – e il crescente aumento di volume degli scambi commerciali con l’Italia impongono un adeguamento dell’offerta formativa che includa anche la conoscenza della lingua cinese”. In effetti, il risveglio del gigante asiatico (per inciso, il tasso di crescita medio del Pil cinese è di oltre il 10%) non può non avere ricadute sulla scuola e sui suoi programmi, soprattutto se si tratta di un istituto ad indirizzo economico. Una scuola aperta e flessibile che deve fare i conti con uno dei Paesi più influenti nel gruppo dei Bric (Brasile, Russia, India e Cina) tanto che in alcuni istituti superiori della Lombardia la lingua cinese è diventata materia curricolare a tutti gli effetti. La Grande Muraglia, davvero, non è poi così lontana.

Il corso verrà presenatato il 15 dicembre, alle 18.30, nell’aula magna dell’istituto in una sorta di ‘China day’ finalizzato all’acquisizione delle candidature degli aspiranti corsisti ma anche a fornire informazioni aggiuntive sul ciclo di lezioni. Un pomeriggio di orientamento per conoscere meglio il cinese, questa affascinate lingua logografica, in cui la pronuncia delle sillabe nei diversi toni ha un ruolo centrale nella costruzione dei significati.

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