Il Cardinale Gualtiero Bassetti: «I popoli della fame interpellano quelli dell’opulenza. Distanza drammatica»

«C’è una drammatica distanza tra quei Paesi, soprattutto del mondo occidentale, dove assistiamo a una continua proliferazione dei diritti individuali, talvolta confusi con desideri e nuovi bisogni, e quelle nazioni, soprattutto dell’Asia e dell’Africa, dove invece è assente anche il più basilare diritto alla vita: quello di avere del pane per poter vivere». A scriverlo è il cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti nel suo ultimo editoriale pubblicato da L’Osservatore Romano in edicola domenica 29 maggio (già consultabile sul sito: www.osservatoreromano.va), ripercorrendo con la mente i giorni trascorsi, poco più di un mese fa, in Malawi. «Da circa trent’anni, infatti, la diocesi di Perugia – evidenzia il porporato nel suo articolo – ha sviluppato un rapporto di solidarietà con la diocesi di Zomba (Malawi, n.d.r.) che ha portato alla costruzione di due ospedali, di dispensari sanitari, cinque asili infantili e un politecnico. Il Malawi è uno dei Paesi più poveri del mondo, dove il dieci per cento della popolazione è sieropositiva e dove, lo scorso aprile, nel silenzio dell’opinione pubblica mondiale, è stato dichiarato lo stato di catastrofe naturale. Da più di un anno una terribile siccità, che colpisce anche le nazioni confinanti – Mozambico, Zimbabwe, Zambia – sta attanagliando la vita di quei Paesi. In attesa che arrivino gli aiuti umanitari delle Nazioni Unite, la vita di molte persone è in pericolo e le popolazioni che vivono nei territori interni del Malawi rischiano di morire di fame. Non si tratta di una metafora o di un gioco di parole. È la drammatica realtà: morire di fame».
«“I popoli della fame interpellano oggi in maniera drammatica i popoli dell’opulenza” scrisse Paolo VI nella Populorum progressio – ricorda il cardinale Bassetti –. A distanza di quasi cinquant’anni quell’appello vale ancora, ci interroga profondamente. Oggi circa ottocento milioni di persone, in tutto il mondo, continuano a patire per la fame. Nell’omelia del Corpus Domini, Papa Francesco ha ricordato “i santi e le sante che hanno ‘spezzato’ se stessi, la propria vita, per ‘dare da mangiare’ ai fratelli”. Ecco aiutare queste popolazioni che stanno morendo di fame, “offrire i pochi pani e pesci che abbiamo; ricevere il pane spezzato dalle mani di Gesù e distribuirlo a tutti” è una via per la santità. Questo ci insegna, per esempio, una santa della nostra epoca che ho potuto conoscere personalmente: madre Teresa di Calcutta».
«Lo sanno bene le decine e decine di volontari che ogni anno si recano a Zomba e che, sperimentando l’importanza e l’efficacia della solidarietà umana – sottolinea il presule avviandosi alla conclusione –, ritornano a casa con una gerarchia di valori e priorità assolutamente diversa da quella con cui erano partiti. I desideri che si trasformano in diritti nella società dei consumi sono dunque drammaticamente distanti dal significato profondo della vita che si può cogliere in queste missioni. Sulla mia scrivania è arrivato un messaggio che sintetizza questa situazione: “C’è chi ha tutto e piange per una cosa che non è riuscito a ottenere. E c’è chi non ha nulla, ma sorride e ringrazia ogni giorno per la cosa più preziosa che ha: la vita”».

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