Logistica e trasporto 4.0: un’opportunità per Terni e Narni per uscire dalla crisi

TERNI – La logistica e il trasporto, al contrario di quanto si pensa, ricoprono un ruolo di primo piano anche nell’economia umbra e ternana. Negli ultimi anni però le imprese registrate con il codice “trasporto e magazzino” in provincia di Terni si sono fortemente contratte: nel 2006 erano 223, con un numero medio annuo di posizioni pari a 2.365, nel 2015 erano 181 (-18,84%) con 1.924 posizioni lavorative (-18,64%).

Ecco perché oggi la Filt Cgil Umbria, il sindacato dei lavoratori dei trasporti e della logistica, insieme alla Camera del Lavoro di Terni, a quella di Civitavecchia, e con la partecipazione di Giulia Guida, segretaria nazionale Filt Cgil, e Maurizio Landini, segretario nazionale Cgil, ha promosso un’iniziativa, a metà tra conferenza e seminario, per affrontare proprio questo tema, considerato cruciale per il territorio, confrontandosi anche con i rappresentanti delle imprese e delle istituzioni.

“Per le caratteristiche dell’economia ternana oggi è indispensabile rafforzare trasporti e logistica, e in particolare i collegamenti con Orte, Civitavecchia e Iesi – ha detto nella relazione introduttiva Alessandro Rampiconi, della Filt Cgil – e quindi agevolare lo sbocco verso il mare, con una parte importante di quella che abbiamo definito l’Italia di mezzo. Su questo punto, però – ha osservato Rampiconi – va segnalato il trend negativo dell’interporto di Iesi, con evidenti diseconomicità dovute alla lunghezza dei treni merci e alle infrastrutture su ferro totalmente inadeguate. Per questi motivi l’unico aggancio oggi possibile è con l’interporto di Orte”.
Su questo collegamento però pesa quella che la Cgil di Terni definisce una grande incompiuta del territorio: la piattaforma logistica Terni-Narni, che nonostante le tante risorse regionali investite è ferma al palo. “Qualche anno fa uno dei principali corrieri italiani che serviva a Terni imprese molto importanti – ha ricordato ancora Rampiconi – decise di chiudere la filiale qui, senza perdere nessun cliente e servendo tutti da Fiano Romano. Quella decisione produsse però un disastro sui i livelli occupazionali dei diretti e dell’indotto. Siamo sicuri che la scelta sarebbe stata la stessa con una piattaforma logistica funzionante e ben collegata a Orte come Porta di Roma?”, ha chiesto Rampiconi.
Secondo la Cgil riuscire ad avere la possibilità di fare magazzino, stoccaggio e logistica tra Terni e Narni consentirebbe un trasporto delle merci più compatibile con l’ambiente, ad esempio dalla piattaforma logistica si potrebbero trasportare le merci all’interno delle due città su mezzi elettrici, ripensando la viabilità troppo spesso congestionata dalle merci in arrivo e in partenza.
La Cgil chiede dunque di utilizzare in maniera mirata le risorse che l’area di crisi complessa contempla (a proposito, ha sottolineato il sindacato, della call chiusa il 4 agosto non si hanno notizie), il che significa “avere a disposizione investimenti che possono produrre nuovo lavoro di qualità”, con “un salto in avanti anche delle imprese che devono cambiare natura e integrare al mero trasporto anche la logistica, meglio se digitale”. Non è un caso, secondo il sindacato, che “le aziende che stanno dentro questa dimensione siano quelle che risentono meno la crisi”.
“L’Umbria, come l’Italia, è attraversata da processi di cambiamento molto forti, ma il paese sconta una mancanza di pianificazione e programmazione che, in particolare per il sistema della logistica, è molto pesante”, ha detto Giulia Guida, segretaria nazionale della Filt Cgil. “La sfida – ha aggiunto Guida – è quella di riqualificare il settore, a partire dal lavoro, ponendo degli argini a chi pensa ancora di competere sulla riduzione dei diritti e sul peggioramento delle condizioni di lavoro”.

“La trasformazione oggi è in atto, bisogna governarla e governarla bene – ha detto Maurizio Landini nelle sue conclusioni – ma allo stato attuale manca una visione d’insieme. Per cui il governo investe per avere autobus nuovi a basso inquinamento, ma poi la produzione avviene in Turchia. Oppure si lancia una grande campagna per installare centraline per le auto elettriche nelle città, ma poi in Italia di auto così non se ne fanno. Allora va fatto un ragionamento complessivo – ha aggiunto Landini – in termini di sistema: vanno definiti i settori strategici intorno ai quali ridisegnare il sistema industriale e produttivo del nostro paese, così come di un territorio importante come quello ternano-narnese”.

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