Pianeta scuola: in Umbria boom di liceali e docenti precari sul piede di guerra

Ultimo mese di vacanze per gli studenti umbri, che rientreranno a scuola a metà settembre, e mese di passione per i diversi docenti precari che, vista sfumare l’assunzione in ruolo, ora sperano nel ricorso. In base al calendario reso noto dal ministero dell’Istruzione, secondo cui in Umbria si tornerà in classe il 15 settembre, c’è ancora un po’ di tempo per cercare di “sistemare” le cose. Quest’anno, grazie alle nuove iscrizioni, nella provincia di Perugia si registrano 292 studenti delle superiori in più, rispetto allo scorso anno scolastico. Si è passati infatti dai 28.475 dell’anno scolastico 2013/14 agli attuali 28.767. Un incremento che comporta, necessariamente, anche un aumento delle classi che passano da 1.316 a 1.323. Le nuove iscrizioni fanno registrare anche un aumento degli studenti verso gli indirizzi liceali a scapito di quelli tecnici e professionali. Questa la distribuzione: 13.547 studenti iscritti agli indirizzi liceali per 586 classi; 9.666 iscritti all’indirizzo tecnico per 443 classi; 5.554 iscritti agli istituti professionali per 294 classi.

Il dato è in linea con quello regionale e nazionale. In Umbria il 54,7% delle iscrizioni alle prime classi si è concentrato sui licei, con una preferenza per lo scientifico (18,6 %). Un boom di nuovi “ingressi” che colloca l’Umbria seconda dopo il Lazio (61,7%) per numero di studenti liceali al primo anno, con una crescita, rispetto allo scorso anno scolastico, di 2 punti percentuali.

A farne le spese, ovviamente, gli altri indirizzi di studi. Calano dal 29,5% al 27,5% gli iscritti al primo anno degli istituti tecnici (dato più basso in Italia dopo Lazio e Campania) e dal 18,5% al 17,8% quelli ai professionali (“peggio” solo Friuli, Lazio, Abruzzo e Molise). Insomma, se da un lato il mercato del lavoro lamenta la mancanza di tecnici, dall’altro la scuola “sforna” cervelli. C’è da auspicare che l’uno e l’altra si raggiunga un punto di equilibrio.

Sul fronte delle docenze, ci sono da segnalare le proteste e i ricorsi di quei docenti precari umbri che, con la pubblicazione delle nuove graduatorie per l’immissione al ruolo, si visti scavalcare da docenti provenienti dal sud. Un caso su tutti: un’insegnante umbra in servizio dal 2000 è arrivata con fatica al 15esimo posto per ritrovarsi poi, quest’anno al 72esimo, “sorpassata” da docenti fuori regione. Il motivo va ricercato nel fatto che mentre prima chi faceva domanda in un’altra regione aveva il trasferimento bloccato per 5 anni, con nuova normativa ora si “svincola” in 3 anni e questo ha comportato un aumento vertiginoso delle domande da fuori regione. Sia che la si legga in chiave “umbra”, sia che si cerchi di interpretarla dalla parte di chi va fuori regione a cercare lavoro, la vicenda appare come una lotta tra poveri, tra precari in cerca di stabilità, e lascia l’amaro in bocca nella consapevolezza dei sacrifici e delle delusioni degli uni e dell’altri da anni alle prese con la ricerca e la conquista di un posto di lavoro che non c’è per tutti.

 

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