lunedì 23 ottobre 2017 - aggiornato alle ore 02:39        

Posti di lavoro a rischio in Umbria: l’appello di Ricci Il consigliere regionale di opposizione esterna preoccupazione e chiede di discutere della questione in una seduta consiliare dedicata a tale criticità

Claudio-Ricci

PERUGIA – Posti di lavoro a rischio in Umbria a causa della situazione di criticità in cui versano diverse aziende regionali. Il consigliere regionale Claudio Ricci (Rp) affronta la questione manifestando una forte preoccupazione per l’attuale condizione lavorativa di un elevato numero di lavoratori. “Serve un rapido cambiamento –chiosa Ricci –, altrimenti ci sarà solo il declino”. Il lavoro va tutelato e per questo il Consigliere chiede di convocare una seduta consiliare per prendere delle decisioni a sostegno di chi rischia di perdere il posto di lavoro. Secondo i dati Istat mancherebbero all’appello quindici mila posti di lavoro che sono quelli che si sono persi negli ultimi anni. “Solidarietà a tutti i lavoratori e le lavoratrici – continua Ricci – che, in Umbria, rischiano di perdere il posto di lavoro. Insieme, con una seduta dell’Assemblea legislativa sul tema, dovremmo attivare tutte le azioni possibili a tutela del lavoro oggi più che mai ‘sacro’ per la dignità e la libertà delle persone e delle loro famiglie”. Il Consigliere di Rp è convinto che “quello che sta accadendo è il risultato di una inadeguata gestione regionale, in particolare negli ultimi dieci anni. Infatti dobbiamo recuperare oltre 15mila posti di lavoro (dall’inizio della crisi, come evidenziato dall’Istat) e, mentre la vicina Toscana e le Marche ‘resistono’, in Umbria il Pil, Pro capite, dall’inizio della crisi, è diminuito di 2mila euro in più della media nazionale, che già era in forte flessione”. E in conclusione afferma che “le responsabilità sono chiare, e non solo della politica, ma anche di chi di fronte all’Alta velocità ferroviaria che non arriva e l’aeroporto che non si sviluppa, alla povertà che arrivava al 12 per cento e gli sprechi che bisognava ridurre per investire di più in sviluppo e diminuire le tasse (scegliendo il merito, il meglio e utilizzando i fondi europei non a pioggia, ma per progetti mirati di sviluppo) ha continuato a far finta di nulla, contento delle briciole che, ogni tanto, potevano arrivare”

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