“Premi troppo alti per i dirigenti regionali”: opposizione sugli scudi

PERUGIA – Opposizione di Palazzo Cesaroni sugli scudi per gli stipendi dei dirigenti regionali, pubblicati dalla stampa qualche giorno fa. A scagliare la prima pietra sono il consigliere Sergio De Vincenzi e i M5S con Maria Grazia Carbonari.

De Vincenzi – “È confortante sapere che, nonostante una spendig review lacrime e sangue, l’inasprirsi della crisi lavorativa ed economica e l’inabissamento del potere d’acquisto degli umbri, una manciata di eletti, anzi, “nominati”, possa davvero sorridere dopo le feste appena trascorse. Nel tepore del Natale, la nostra giunta formato PD in
gran silenzio, proprio come fa Babbo Natale, ha lasciato sotto l’albero di 48 dirigenti regionali meritevoli, ricchi premi per un totale di 3,2 milioni di euro e nemmeno
qualche traccia di carbone. Premi di posizione e di risultato per questi funzionari i quali, per nomina diretta della giunta, sono stati chiamati ad essere i “bracci
operativi” dei servizi regionali.  Un fondo che, sappiamo bene, è previsto all’interno dell’accordo sindacale che ne sancisce la piena legittimità. Tuttavia ritengo opportuno riflettere sul principio di  merito collegato e nutrito da quello di realtà. Un premio viene erogato quando si raggiungono risultati evidenti e riscontrabili. Un esempio potrebbe essere la progressiva decongestione ed estinzione delle liste d’attesa per le visite e gli interventi medico/sanitari, ogni anno riproposta come obiettivo da raggiungere e che
puntualmente resta frustrata, senza nemmeno il progetto di una possibile soluzione. Oppure mi riferisco alla ricognizione e successiva prevenzione dei siti ad alto
rischio idrogeologico che restano delle bombe a orologeria in molte zone del nostro territorio. Per non parlare di tutti i servizi collegati all’area dell’ambiente,
dell’agricoltura e dell’energia, che in questi ultimi anni non ha trovato snodi edificanti soprattutto per quel che concerne la promozione di una qualità complessiva
della gestione ambientale, sempre più compromessa dall’aumento dell’inquinamento da rifiuti (nonostante la raccolta differenziata) e pesticidi che influiscono a
lungo termine sulla salubrità dei cibi, dell’aria e dell’uomo. E poi i servizi infrastrutturali, viari, ferroviari e aeroportuali. Ovvero “non servizi” o disservizi che hanno
incuneato da anni in un vicolo cieco la nostra regione senza un vero piano progettuale che sia in grado di metterla in rete col resto del paese e dell’Europa. Pertanto chiediamo a questa giunta quali siano stati i risultati che hanno giustificato la redistribuzione di 3,2 milioni di euro ai 48 dirigenti regionali. Proprio perché  tutti noi crediamo nel principio della meritocrazia, siamo convinti che il merito vada premiato. Siamo altresì persuasi che il merito vada guadagnato sul campo, con atti concreti. Attendiamo fiduciosi, pertanto, di ricevere un riscontro sugli obiettivi centrati da questa squadra.

Carbonari – “Il fondo per la retribuzione di posizione e di risultato del personale della dirigenza di Palazzo Donini ammonterebbe per il 2018 a quasi 3,2 milioni di euro. Premi di posizione e di risultato molto consistenti soprattutto per i 5 direttori, che avrebbero trattamenti onnicomprensivi di circa 130 – 140mila euro annui”. Lo sottolinea il consigliere regionale Maria Grazia Carbonari (Movimento 5 Stelle) facendo riferimento a quanto pubblicato ieri da un quotidiano regionale(link is external). Carbonari ricorda inoltre che “secondo la ricognizione della Corte dei Conti, la Regione Umbria avrebbe 62 dirigenti e 252 posizioni organizzative (cosiddetti mini-dirigenti). Nel giudizio di Parificazione dello scorso luglio la Corte dei Conti ha ribadito ‘la non adeguata proporzione tra le posizioni organizzative presenti in Regione ed il numero del personale in servizio’, evidenziando, altresì, che ‘il rapporto tra le ridette posizioni ed il personale in servizio resta comunque alto, passando dal precedente 3,1 al non più favorevole 3,5 attuale’. Oltre agli importi dei premi percepiti da tutti questi direttori, dirigenti e mini-dirigenti, solleva le nostre perplessità il fatto che gli obiettivi da raggiungere per poter ottenere i premi vengono spesso stabiliti durante o persino la fine dell’anno a cui si riferiscono. Obiettivi che oltretutto sarebbero spesso anche generici, rendendo questo presunto meccanismo incentivante una barzelletta. Come se potessimo giocare i numeri della lotteria dopo l’estrazione”. Il consigliere di opposizione ritiene che questa sia una “prassi incredibile, da noi già denunciata e su cui la stessa Corte dei Conti ha lamentato a luglio che ‘il ritardo registrato nell’assegnazione degli obiettivi, peraltro ben superiore a quello dell’anno precedente, ne vanifica la funzione. Tale comportamento configura, infatti, più che l’individuazione di obiettivi ai quali dovrebbe condurre l’attività da espletare nel corso dell’anno, una constatazione a posteriori dell’attività già svolta’. Ovviamente si è continuato a farlo, ignorando persino la Corte dei Conti. Solo per fare alcuni esempi: il 13 dicembre 2018 sarebbero stati assegnati gli obiettivi 2018 delle posizioni organizzative Servizio Energia della Regione Umbria; il 19 dicembre quelli del Servizio Programmazione Socio-Sanitaria e addirittura il 28 dicembre quelli del Servizio Controlli Comunitari. Questa gestione politica – conclude Carbonari – che doveva fare della Regione Umbria una ‘casa di vetro’, sta mostrandosi sempre più opaca, autoreferenziale e persino arrogante, gestendo la cosa pubblica con metodi privatistici, forse in un disperato tentativo di autoconservazione”.

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