Assisi ha accolto il nuovo vescovo: salutato in piazza da tanti fedeli e autorità
“Noi abbiamo la bomba atomica: è San Francesco d’Assisi. Se riusciamo a provocare la ‘scissione dell’atomo’, qualcosa può cambiare”. E’ quanto ha detto il nuovo vescovo di Assisi-Gualdo Tadino-Foligno, monsignor Felice Accrocca, in occasione del suo ingresso in diocesi. Il presule ha indicato nel messaggio francescano la via per la pace. “Francesco – ha detto monsignor Accrocca – ha innescato questa forza con la sua vita. Dalla conversione di un uomo è nato tutto quello che vediamo oggi”. Una testimonianza che, a suo avviso, resta attualissima perché “ci ricorda il primato del Vangelo”, capace di “spiazzare” le logiche umane. Per il nuovo vescovo, infatti, la “bomba atomica” di Francesco può essere attivata solo attraverso scelte radicali. “Se ci muoviamo nei comuni criteri del buon senso umano – ha aggiunto – non inneschiamo niente. Occorrono scelte evangeliche, a volte paradossali: la non violenza, la povertà”. Nel suo intervento ha evocato anche immagini drammatiche legate alla distruzione della guerra. “Se una deflagrazione può fare quell’effetto su un crocifisso in bronzo – si è chiesto – cosa succede nel corpo di un bambino o di un anziano ?”. Da qui l’invito a “far scoppiare la forza del Vangelo prima che scoppino altre bombe atomiche che distruggono le città”. Il vescovo ha poi rivolto un messaggio ai giornalisti, sottolineando il valore del loro ruolo. “Non dovete cedere – il suo appello – alla tentazione di fare notizia a tutti i costi. Se per arrivare primi si dicono cose non vere, non si fa un buon servizio. Oggi il vostro è un servizio in favore della pace. Assisi è la città della pace e vorrei che tutta la chiesa si ritrovasse su questo”. Accrocca ha ricordato anche di essere stato tra i promotori di una lettera aperta al Parlamento e Governo, firmata da 140 vescovi, contro l’ipotesi di abbandonare alcune zone del Paese. “Non si possono accompagnare a morte le aree interne. Se muoiono certe aree – ha spiegato – non è che le altre se la passano liscia: un Paese è come un corpo, se una parte sta male, tutto il resto soffre”. Il nuovo vescovo ha richiamato anche i rischi concreti: dallo spopolamento ai dissesti idrogeologici, fino alla perdita di un patrimonio culturale e artistico diffuso. “Che cosa resta se lasciamo morire i piccoli centri ? – ha detto – E’ un patrimonio che fa grande e bello il Paese”. Secondo il religioso serve una visione di lungo periodo, oggi difficile da attuare. “Questi problemi non si risolvono in due mesi. Occorrono progetti a lungo termine, ma la politica è spesso condizionata dalla ricerca del consenso immediato”. Da qui l’invito a una presa di coscienza a livello nazionale. “Bisogna affrontare seriamente la questione, altrimenti le conseguenze ricadranno su tutti”. L’arrivo di monsignor Felice Accrocca è stato salutato con entusiasmo dal sindaco di Assisi Valter Stoppini. “Lei – ha detto Stoppini – ha seguito il Poverello ben prima di diventare nostro vescovo, come studioso e biografo ha dedicato anni a raccontare la sfida che ha lanciato all’intera società e oggi siamo onorati di accoglierla qui”. Il presule ha salutato le autorità in piazza del Comune, raggiunta a piedi da piazza Santa Chiara, accolto dal Gonfalone delle Laudi della torre civica e delle Chiarine comunali. L’evento in piazza del Comune, proprio davanti al palazzo Comunale, è stato di fatto il primo incontro del nuovo vescovo con i cittadini di Assisi, presenti numerosi. Con loro la presidente della Regione Stefania Proietti, il presidente della provincia di Perugia Massimiliano Presciutti, il Prefetto di Perugia Francesco Zito, il Questore di Perugia Dario Sallustio, gli assessori e consiglieri comunali di Assisi e rappresentanti delle istituzioni di Pietralcina e Benevento, città legate a monsignor Accrocca.

