Reliquie di Carlo Acutis in vendita sul web, un giallo su cui indaga la procura di Perugia. Una truffa sul beato che sarà proclamato santo
Una ciocca di capelli è stata venduta per 2.110 euro e altre presunte reliquie sono ancora all’asta. Una vera e propria ingiuria al sentimento religioso, denuncia il vescovo di Assisi. Una truffa per il codice penale, sulla quale sta indagando la Procura della Repubblica di Perugia. Il rischio di tutto questo è che intorno alla figura di Carlo Acutis sia iniziato un rigoglioso commercio di immaginette e gadget legati al culto del prossimo santo della generazione dei millennials. Il prossimo 27 aprile, infatti, sarà proclamato santo dopo il riconoscimento di un secondo miracolo a lui attribuito. In seguito a una prima guarigione miracolosa fu proclamato beato il 10 ottobre 2020. Oggi è il Corriere della Sera, in un lungo e articolato articolo di Alfio Sciacca, a ricostruire la storia delle vendite online e la corsa alla reliquia che si è scatenata in tutto il mondo. “Quando tra tanti anni morirò – aveva detto il giovane alla madre – voglio essere sepolto ad Assisi”. Carlo Acutis è morto a soli 15 anni nel 2006 per una forma di leucemia fulminante. Tra le sue passioni c’era l’informatica, motivo per il quale potrebbe essere dichiarato patrono di Internet. Venendo incontro alla sua volontà lo stesso anno della morte venne trasferito dal cimitero di Milano a quello di Assisi. Il corpo di Carlo riposa ora nel Santuario della Spogliazione, la parte del vescovado di Assisi dove Francesco rinunciò a tutti i suoi beni per darsi ai poveri. Da quando sono state traslate le spoglie di Acutis, nel 2019, il Santuario della Spogliazione è diventato uno dei luoghi più visitati di Assisi. Nel 2024 i visitatori sono stati oltre un milione. Le bancarelle di Assisi sono piene delle immaginette di Carlo. Così, come avviene spesso in un mondo spietato, è iniziata la vendita sul web delle presunte reliquie del ragazzino beato. Le reliquie vere sono soltanto tre, piccole porzioni di cuore, che verranno portate a Roma il prossimo 27 aprile in occasione della canonizzazione. Ne dispone la diocesi di Assisi. In giro – scrive il Corriere della Sera – ce ne sono altre, alcune sono state donate dal vescovo di Assisi a varie Curie. Chi pensa di lucrarci sopra afferma che sono autentiche ma la percezione è quella di trovarsi di fonte ad una vendita di reliquie false o trafugate. Sarà ora la Procura della Repubblica di Perugia , guidata da Raffaele Cantone, a indagare sul caso dopo la denuncia presentata dal vescovo di Assisi, Domenico Sorrentino.

