Accorpamenti scolastici, lo scontro si allarga: il Comune di Città di Castello andrà al Tar. Sindaco Gubbio: “Profonda amarezza”, centrodestra attacca l’assessore Barcaioli
Gli accorpamenti “forzati” e i tagli decisi dal Ministero dell’Istruzione si stanno trasformando sempre di più in uno scontro istituzionale. I casi di Città di Castello e Gubbio rischiano di compromettere la stessa gestione dei plessi e indebolire la scuola pubblica, oltre ad aumentare le disuguaglianze. Difendere l’autonomia scolastica, infatti, non è solo una battaglia amministrativa (meno personale e mega istituti) ma una questione di diritti e di equità. Ora lo scontro si sposta sul piano giudiziario come annunciato dal sindaco di Città di Castello, Luca Secondi. Il capoluogo dell’Alto Tevere, infatti, si prepara a ricorrere al Tar contro il decreto che definisce l’assetto dell’organizzazione del sistema scolastico della regione Umbria nell’anno 2026-2027. Oltre ad avere attivato le procedure per ricorrere al Tar, il Comune di Città di Castello ha annunciato di avere depositato all’Ufficio scolastico regionale un’istanza di accesso agli atti per conoscere le motivazioni del provvedimento. Il sindaco ha quindi dato mandato al servizio legale dell’ente di valutare i provvedimenti adottati dal direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale, in qualità anche di commissario ad acta per il dimensionamento, “con l’obiettivo di formalizzare un atto di opposizione di fronte al Tribunale amministrativo”. Sulla vicenda sono intervenuti anche i parlamentari tifernati Ascani e Verini che hanno definito la decisione “irricevibile”. Per i due parlamentari “il caso tifernate è emblematico: viene tagliata una direzione scolastica, creando degli accorpamenti che, considerati i numeri degli studenti coinvolti, saranno ingestibili dal punto di vista amministrativo. Un’ulteriore criticità – affermano – che si aggiunge alla questione sollevata da mesi della scuola Dante Alighieri demolita per essere sostituita con una nuova struttura finanziata con i fondi Pnrr, ma ridotta a un cumulo di macerie e con cantieri fermi per inadempienze della ditta individuata dal ministero dell’Istruzione e da Invitalia”. L’amministrazione comunale di Gubbio esprime “profonda amarezza per la decisione assunta dal commissario ad acta, Ernesto Pellecchia, in merito al dimensionamento scolastico”, In particolare, si evidenzia come la specificità di Gubbio, settimo Comune in Italia per estensione territoriale, caratterizzato da una rete stradale complessa e da collegamenti che penalizzano spostamenti e trasporti, non sia stata tenuta nella debita considerazione nel provvedimento adottato. In questo percorso, assicura l’amministrazione comunale, “abbiamo accanto i dirigenti scolastici e l’intero mondo della scuola, che ringraziamo davvero per la collaborazione, il confronto e la condivisione costantemente assicurati in questi mesi, a dimostrazione di una comunità educante coesa e consapevole”. I consiglieri regionali d’opposizione Enrico Melasecche e Donatella Tesei (Lega), Eleonora Pace, Paola Agabiti e Matteo Giambartolomei (Fdi), Laura Pernazza e Andrea Romizi (Forza Italia), Nicola Arcudi (Umbria Civica) attaccano l’assessore regionale Fabio Barcaioli sottolineando che dopo oltre un anno di mandato “sarebbe ora che dimostrasse competenza e serietà, mettendo al centro del territorio umbro, delle comunità scolastiche e delle famiglie, anziché continuare a usare la scuola come strumento di scontro politico”. L’opposizione invita l’assessore Barcaioli “a smettere di alimentare un clima di allarme e a uscire dalla propaganda ideologica di una sinistra che preferisce gridare al disastro piuttosto che assumersi la responsabilità di governare. Sul tema del dimensionamento scolastico l’assessore regionale, invece di esercitare con responsabilità il proprio ruolo istituzionale e promuovere un confronto serio e costruttivo con il Ministero, ha scelto la strada della propaganda e della strumentalizzazione politica”.

