La setta di Pietralunga: auto di lusso, gioielli e pranzi con i soldi degli adepti. Ragazzi plagiati

A capo della setta, secondo gli inquirenti, ci sarebbe Alfredo Mangone, 56 anni, calabrese, arrivato in Umbria da Roma, conosciuto nel gruppo come il “guerriero della luce”, il maestro “Kaar Yampu”.  Con lui, la compagna Tatiana Ionel, che si faceva chiamare “Mamas”. Entrambi arrestati e portati nel carcere di Perugia. Un terzo indagato è stato invece rinchiuso nel carcere di Poggioreale a Napoli mentre il quarto non è stato ancora intercettato. Per gli inquirenti il casolare di Pietralunga era diventato il luogo di un’associazione a delinquere finalizzata alla truffa e all’estorsione. Per il “maestro Kaar Yampu” c’è una ulteriore, pesantissima, accusa: violenza sessuale nei confronti di una aderente. Dagli accertamenti della polizia, sarebbero emerse somme rilevanti che poco hanno a che fare con l’associazione “Conoscenza è libertà”. I seguaci avrebbero erogato somme rilevanti utilizzate poi per finanziare pranzi e cene in ristoranti, addirittura per il pagamento degli alimenti in favore dell’ex moglie di Mangone. Gli inquirenti, infatti, avrebbero accertato un movimento di circa 12mila euro mensili in un conto corrente di Mangone. Per i magistrati, dietro ai corsi di alchimia e di magia ci sarebbe un ingente giro di soldi, sborsati dagli adepti per poter prendere parte ai riti dell’associazione. Una parte dei fondi sono stati utilizzati per la ristrutturazione del casale di Pietralunga, altri per auto di lusso e gioielli.  Alla trasmissione Far West, della scorsa settimana, uno dei ragazzi ha raccontato al giornalista Carmine Gazzanni episodi orribili. Ragazzi plagiati ai quali non era consentito nemmeno andare al funerale di un familiare o costretti a prendere distillati “purificatori” con liquidi corporei e sangue. Molti degli adepti sarebbero stati convinti a lasciare familiari e amici. E’ stato, infatti, un padre a denunciare tutto alla polizia. Un uomo che aveva perso ogni contatto con il figlio che aveva lasciato il lavoro per diventare seguace della presunta setta. La difesa degli indagati respinge tutte le accuse e parla di possibili vendette da parte di ex collaboratori allontanati dall’associazione.