Parla la mamma del 17enne di Umbertide arrestato: “Mio figlio non è un violento”. L’amico di scuola: “Era introverso ma ci stavo bene”

“Mi aveva detto di aver fatto una cosa grave e che non c’era più soluzione”. Piange la mamma del diciasettenne di Umbertide arrestato dai carabinieri del Ros  con l’accusa di promuovere l’odio razziale, di aver diffuso manuali per costruire armi micidiali e di aver progettato una strage in una scuola superiore di Pescara, come quella consumata nel 1999 nella Columbine High School, in Colorado. A ispirarlo sarebbero state le informazioni acquisite e scambiate sul gruppo Telegam “Werwolf Division”, la casa dei suprematisti dove si esaltano gli attentati terroristici di Oslo e Utoya del 2011 e le stragi compiute alle moschee di Christchurch in Nuova Zelandia nel 2019. Non solo. In base a quanto emerge dalle indagini, il minorenne partecipava a gruppi fondati sull’apologia della Shoah, dei crimini di genocidio, di guerra e contro l’umanità. “Mio figlio non è un violento, rimarrò accanto a lui. Non accetto quello che ha fatto, si è rovinato il futuro per ideali che sono certa non sono i suoi” ha dichiarato la mamma al quotidiano La Repubblica. La donna, ancora non cinquantenne, ha solo lui come figlio. E’ disperata, non ha visto ancora il ragazzo dopo l’arresto. Racconta che il ragazzo era entrato in alcuni gruppi “per curiosità” e avrebbe detto quelle nefandezze affinché gli altri “si fidassero di lui”. Gli avrebbe confessato la volontà di voler uscire da questa terribile esperienza ma temeva le reazioni degli altri appartenenti ai gruppi. “Sapeva i loro segreti, conosceva ormai troppe cose. Aveva paura che sarebbero venuti ad ucciderlo” ha raccontato al Corriere dell’Umbria. E’ convinta che non voleva fare nessun attentato anche perché nella scuola di Pescara “ci va la sua migliore amica” .  La donna esprime incredulità per quanto emerge dalle indagini. “Non è un violento” ribadisce ancora, ” a scuola i professori ci hanno fatto i complimenti. Ha una cultura generale molto ampia, è amante della storia e dei diritti umani”. Per la mamma il 17enne era uno studente modello anche se bullizzato alle medie, quando a Pescara qualcuno gli diceva “ciccione di m….”. Dallo scorso settembre il figlio ha iniziato a frequentare un nuovo liceo nell’Alta valle del Tevere, con indirizzo scienze umane, dopo aver frequentato i primi due anni a Pescara, città d’origine della famiglia. Da qualche anno i genitori si erano separati e la mamma aveva deciso di ricominciare da capo trasferendosi in Umbria. Ora non può fare altro che restare in attesa. Oggi, forse, riuscirà ad incontrare il ragazzo nell’istituto penitenziario minorile di Firenze dove è stato portato dopo l’arresto. E’ ancora paralizzata dallo shock, si dà colpe, non accetta quello che ha fatto, ma rimarrà accanto al figlio con l’amore di sempre. “Ho sbagliato a fidarmi di lui, dovevo controllarlo sui social, ma mio figlio non è un violento” ribadisce con determinazione. Alcuni liceali che frequentano la scuola dell’Alta valle del Tevere stentano a credere quanto sta emergendo dalle indagini. “Mi sembra di avere conosciuto una persona e adesso scopro che in realtà è un’altra. Sono sconvolto e anche un pò triste” ha raccontato uno studente di 16 anni al quotidiano La Repubblica. Nemmeno lui, che è stato molto vicino al 17enne arrestato, riesce a darsi una spiegazione, è convinto che quei messaggi di odio e morte siano legati “a una sua sofferenza, alla voglia di sentirsi importante per qualcuno”. Non riesce comunque a scagliarsi contro quello che era diventato un suo amico.