Obama guerriero riluttante
di Pierluigi Castellani
Sembra una contraddizione che un premio Nobel per la pace come Obama si trovi nel bel mezzo di una guerra non dichiarata. L’efferatezza dell’ISIS, il cosiddetto califfato islamico, hanno destato una forte reazione in tutto il mondo, compresi molti paesi arabi e musulmani. Non si può infatti assistere alla decapitazione, trasmessa in diretta, di tre innocenti ostaggi senza che non si pensi a come fare per contrastare questa brutalità, senza contare che l’Isis si è reso responsabile di uccisione di massa ed aggressioni a bambini e donne inermi sia cristiani che musulmani non acquiescenti, costretti a migliaia a fuggire per trovare asilo in improvvisati campi profughi.
La guerra è una follia come giustamente ha detto Papa Francesco, ma è anche doveroso soccorrere i perseguitati e gli inermi. Come conciliare queste due cose apparentemente contraddittorie e come fermare gli oppressori senza ricorrere all’uso della forza? E’ per questo che Obama, premio Nobel per la pace e deciso oppositore della guerra in Irak voluta da George W Bush, è stato costretto ad intervenire per aiutare i guerrieri Curdi che si oppongono al sedicente califfato, ricercando un’alleanza con tutti i paesi che non possono assistere a tanta efferatezza senza reagire. Certo i bombardamenti Usa ed inglesi, a cui si sono aggiunti quelli francesi ed olandesi , non hanno l’approvazione del consiglio di sicurezza dell’ONU. Questo è un vero limite, che potrebbe non dare legittimità internazionale all’intervento. Ma è pur vero che l’ONU è bloccata dai veti, ora della Russia o della Cina, che difficilmente potranno accettare che l’America di Obama possa aumentare la propria influenza nel sud-est asiatico, anche se il segretario generale dell’Onu sembra aver dato la propria comprensione all’intervento. Ma qui sta il vero punto della questione perché il mondo, soprattutto quello occidentale, se non vuole trovarsi isolato nei momenti difficili deve cercare di prevenire questi accadimenti spegnendo sul nascere ogni focolaio di crisi ed evitando ogni pretesto perché ci sia un impazzimento da parte di qualche fondamentalista islamico, che rivendica la sua crociata contro quelli che chiama “infedeli”. E tra questi focolai c’è senza dubbio l’irrisolta questione palestinese o la pretesa arrogante di esportare la democrazia, senza che in quei paesi non vengano prima risolti i problemi fondamentali delle ingiustizie e della fame e senza che questi paesi non vengano aiutati perché si formi al loro interno una forte società civile premessa fondamentale di ogni democrazia.
E’ per questo che il mondo in molte parti si sta incendiando, tanto da far dire al Papa che è già in atto una terza guerra mondiale, ed è per questo che Obama diventa un guerriero senza volerlo essere, tanto da venir chiamato da certa pubblicistica “riluttante”. Dobbiamo comunque sperare che l’Onu riesca ad intervenire con più puntualità con aiuti e con interventi mirati, perché chi uccide ed opprime sia del tutto isolato nei confronti del mondo intero, un mondo dove non ci siano più guerrieri ancorché riluttanti.

