Simul stabunt e simul cadent

di Pierluigi Castellani

Il detto latino evocato da PioXI per definire il rapporto esistente tra i Patti Lateranenzi e il Concordato ben si addice al rapporto stipulato tra Salvini e Di Maio per tenere in piedi il loro governo. Negli scorsi giorni si sono registrate molte fibrillazioni, perché l’apparizione in TV a Porta a Porta del capo politico dei 5Stelle con il richiamo alla manina che avrebbe manipolato il decreto fiscale prima di mandarlo al Quirinale aveva fatto insorgere più di un dirigente della Lega minacciando la stabilità del governo. Ma poi il presidente Conte ha dovuto fare il mediatore ed il decreto è stato riscritto ammorbidendo il condono fiscale, che comunque sempre condono rimane nonostante la piazza del Circo Massimo dei 5Stelle abbia fatto finta di niente. Infatti i due vicepremier, azionisti di maggioranza del governo, sanno bene che debbono rimanere insieme se insieme non vogliono cadere. Salvini sa che la caduta del governo con tutte le promesse elettorali non onorate potrebbe interrompere la sua marcia trionfale verso il consenso, che ancora lo sta premiando come dimostrano i risultati delle elezioni nel Trentino-Alto Adige, e Di Maio è tallonato dalla movimentismo di Alessandro Di Battista sempre presente con i suoi interventi dall’America Latina. Se Di Maio cadesse insieme al governo la piazza grillina non farebbe altro che richiamare a gran voce Di Battista dal suo tour sudamericano. E quindi il governo legapentastellato va avanti collezionando continui richiami dalla UE come l’ultimo pesante rigetto della manovra finanziaria, che secondo Bruxelles dovrebbe essere riscritta. Il governo del paese è quindi appeso alla sopravvivenza del patto stretto tra Salvini e Di Maio, che non si occupano solo di manovra finanziaria , della ricostruzione del ponte di Genova e dell’immigrazione, ma anche di cose ben più trite, ma consistenti sul piano del potere, come delle nomine Rai alla barba di chi pensava che il cambiamento, tanto evocato dal premier Conte, significasse anche un arretramento dei partiti dalla Rai e di quanto è di contorno all’azienda di via Teulada. Nel frattempo non si sa ancora chi ricostruirà il ponte di Genova né in quanto tempo, non si conosce il destino delle tante opere infrastrutturali di cui il paese ha bisogno come la Tav, la Tap, l’occupazione non aumenta,la Borsa perde , lo spread sale con il conseguente aumento del debito e l’economia italiana rallenta per cui sarà difficile che verranno centrate le previsioni di aumento del pil previste nel Def come già molti hanno rilevato. Sembra allora sempre più evidente, che l’unico obbiettivo del duo Salvini-Di Maio è quello di rimanere in piedi fino alle prossime elezioni per il rinnovo del parlamento europeo quando apparirà chiaro che dai populisti e dai sovranisti si vorrà sfruttare le difficoltà che l’Italia incontra in Europa per lanciare una campagna elettorale contro l’Europa dagli esiti molto pericolosi per la stabilità del quadro internazionale, dei commerci e della pace. Sarà allora che le forze politiche convintamente europeiste dovranno bene interrogarsi sul come opporsi a questa deriva montante di attacco all’Europa, che potrebbe ripetere in Italia quanto sta accadendo in Gran Bretagna con la Brexit. Salvare il quadro europeo potrebbe diventare una necessità per tutti coloro che vorranno opporsi alla candidatura di Matteo Salvini alla guida della commissione europea già lanciata da alcuni importanti dirigenti leghisti come il ministro Fontana. Ed allora Di Maio e company che faranno? Si accoderanno al sovranismo leghista, già alleato dell’ungherese Orban e del cancelliere austriaco Kurz, che, per la verità, non sembra stiano dando un aiuto all’Italia in Europa? E quindi come finirà l’affannosa ricerca dei 5Stelle di trovare alleati in Europa diversi dall’estrema destra inglese con cui siedono ora insieme nel parlamento europeo? E’ vivendo quindi tutte queste contraddizioni che il duo Salvini-Di Maio rimane in piedi. Ma fine a quando?

 

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