Anno Giudiziario, anche a Perugia i magistrati lasciano l’aula contro il governo. Sottani: “La risposta repressiva è ispirata da concezione carcerocentrica”

Anche a Perugia, come nel resto d’Italia, i magistrati hanno protestato contro la riforma della giustizia. Quando ha iniziato a parlare il rappresentante del ministero della Giustizia sono usciti dall’aula Goretti della Corte d’appello di Perugia che ha ospitato, come tradizione, la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario per il distretto dell’Umbria. Si sono alzati in blocco, indossando la toga e tenendo in mano una copia della Costituzione. Una protesta contro la separazione delle carriere. Nel suo intervento, il procuratore generale di Perugia Sergio Sottani ha ribadito che i reati che creano maggiore allarme sociale in Umbria “continuano ad essere quelli legati al traffico di stupefacenti e ai furti in appartamento”. Sottani ha poi parlato di incremento di casi di violenza alle persone e all’interno degli istituti penitenziari e ha ricordato che in quello di Terni nel corso di un interrogatorio è stata tentata una “violenta inaudita aggressione ad una giudice del locale Tribunale”. Ha segnalato anche “specifiche inquietanti minacce, non solo anonime, rivolte a singoli magistrati del distretto” umbro. Oltre a rappresentare il “vertiginoso aumento” dei reati informatici, ha precisato che “particolare attenzione  è stata prestata per i reati che colpiscono beni collettivi, come quelli contro l’ambiente, ed in materia di lavoro, sia in termini di infortunistica che sull’intermediazione illecita ed il caporalato”. Tendenzialmente stabile il dato sui casi di omicidio stradale. Per quanto riguarda i reati da “codice rosso”, l’impegno organizzativo degli uffici requirenti è stato totale, ma troppe volte gravato da adempimenti meramente burocratici ed inutilmente defatigatori. Occorrono strumenti ulteriori rispetto a quelli processuali, quali la coinvolgente attività dell’Osservatorio sul linguaggio dei provvedimenti giudiziali per eliminare la cultura maschilista e sessista delle aule giudiziarie, e la creazione di una rete istituzionale di immediata assistenza alle donne, vittime di violenza domestica o di genere”. Preoccupa l’aumento della criminalità minorile, che registra un inquietante aumento di gravi episodi delittuosi. Su questa problematica, il procuratore Sottani sottolinea la necessità di affiancare alla risposta repressiva “processi di supporto psicologico, in quanto si tratta di soggetti non ancora maggiorenni con una personalità in continua formazione, e di integrazione, specificamente per i cittadini italiani di seconda generazione”. Un concetto che Sottani ha ripreso in più passaggi della sua articolata relazione. “La risposta meramente repressiva, frutto di una cultura panpenalistica – ha spiegato –  che pensa di risolvere i problemi innalzando le pene od introducendo nuove fattispecie criminali, come testimoniato dall’introduzione, solo nell’ultimo biennio, di molti nuovi reati e di svariati inasprimenti di pena, è ispirata inevitabilmente da una concezione carcerocentrica”. Aggiungendo che siffatta politica legislativa “non sembra tenere conto del dato sconfortante sull’effetto rieducativo della pena, fornito dal tasso di recidiva della popolazione carceraria. Infatti, il 75% dei soggetti detenuti negli istituti umbri è stato ristretto almeno due volte in carcere.