Commercio in caduta libera, l’Umbria a rischio desertificazione: una legge (nel cassetto) contro la crisi e per salvare l’identità.

In Umbria, più che nel resto d’Italia, non si registra soltanto una forte crisi demografica ma anche un’avanzata della desertificazione commerciale. In alcuni piccoli centri a volte è impossibile imbattersi in un negozio di alimentari o in un bar. Una contrazione che non risparmia nemmeno le città più grandi della Regione. Non è solo un rilevante problema economico: significa meno sicurezza, meno socialità e meno servizi. E’ un fenomeno che riguarda direttamente la qualità della vita. Una desertificazione che si accompagna a quella degli sportelli bancari. Secondo il recente report Movimprese, sui dati della Camera di commercio dell’Umbria, nella nostra Regione le chiusure superano nettamente le nuove aperture: tra il 2024 e il 2025 si contano 462 imprese in meno, di cui 315 in provincia di Perugia e 147 in quella di Terni. “A pesare è anche una domanda dei consumi ancora debole, il dato del commercio in difficoltà richiede attenzione e strumenti adeguati” ha commentato alcuni mesi fa Giorgio Mencaroni. C’è poi un altro problema meno visibile ma che è in realtà il principale: la continuità. Molte attività chiudono in Umbria perché non c’è chi le prende in mano con imprese sane che rischiano di scomparire per mancanza di ricambio generazionale. Per provare ad affrontare il problema, a fine luglio, la Giunta Regionale ha deliberato la creazione di una cabina di regia per il commercio, con l’obiettivo di coordinare politiche e strategie tra enti locali, associazioni di categoria e sindacati. Di tavolo in tavolo, il tempo però trascorre e spesso a vuoto. Una scelta “magica”, vista come la panacea di tutti i mali, risolutiva di ogni difficoltà, obiettivo di tutte le controversie: tavolo tecnico, tavolo di concertazione, tavolo di confronto, etc etc etc. Qualcuno ti pone un problema ? Apri un tavolo, e se non scompare il problema, sicuramente ti liberi per un pò di colui che te l’ha posto. Il quadro però è drammatico, in tanti abbassano le saracinesca e i numeri non sorridono anche perché i costi di gestione delle attività, dagli affitti alle bollette, crescono in maniera smisurata. Ma quali dunque le soluzioni per interrompere una vera e propria emorragia di imprese che, oltre a mettere in ginocchio un intero settore, rischia di avere ripercussioni sociali importanti ? E’ innanzitutto necessario prendere coscienza dei problemi di chi si trova a vivere un momento di grande difficoltà. I rappresentanti delle istituzioni, comunali e regionali, dovrebbero entrare concretamente in contatto con la realtà degli esercenti, comprendendone le difficoltà e le esigenze. La crisi dei consumi è sicuramente grave, acuita tra l’altro da un’inflazione che incide in modo sensibile sul costo della vita e sui bilanci delle famiglie, e i salari stagnanti costringono le famiglie a tagliare spese su tutti i fronti. Il Governo non è intenzionato ad affrontare con la necessaria urgenza questa deriva economica e sociale, ma Comuni e Regione hanno il dovere di arginare un crollo che ormai riguarda l’intera economia dell’Umbria. Non si tratta solo di numeri: dietro alle fredde tabelle ci sono famiglie che non riescono più a sostenere le spese quotidiane, negozi che chiudono, interi territori che si spopolano e si impoveriscono. Ogni giorno che passa senza risposte è un giorno perso. A pagare il prezzo dell’inerzia saranno, come sempre, i cittadini. L’assessore regionale Francesco De Rebotti avrebbe nel cassetto da mesi un disegno di legge sul commercio e non si comprendono i motivi dell’impasse. Alcuni biografi riportano la tendenza di Francois Mitterrand a concedersi una decina di giorni prima di assumere decisioni importanti. In fondo la politica, e il potere, sono strettamente connessi al tempo, e sulla sua gestione. Trascorsa l’estate, dopo mesi di lunga riflessione, l’assessore De Rebotti ci stupisca: apra il cassetto e tiri fuori il disegno di legge. Convochi la cabina di regia e senza pretendere di fare come il presidente francese almeno entro l’anno licenzi un provvedimento a favore del commercio.