Corte dei Conti, rallenta in Umbria la crescita della spesa sanitaria: peggiora il saldo sulla mobilità dei pazienti. In buona salute il bilancio della Regione
Appare aver trovato un momento di rallentamento tra il 2023 e il 2025 la crescita degli impegni della spesa sanitaria in Umbria, secondo il presidente della Sezione regionale di controllo della Corte dei conti Paolo Peluffo. Che ha dedicato ampio spazio a questo ambito per la parifica del rendiconto generale 2025. Gli impegni della spesa sanitaria hanno registrato nei cinque esercizi 2021-2025 una crescita del 19,5% – ha rilevato il presidente Peluffo – passando da 1,924 del 2012 ai 2,286 miliari nel 2025, tasso di crescita ben superiore a quella del Pil regionale nominale (16% circa). “Questa dinamica appare aver trovato un momento di rallentamento tra il 2023 e il 2025” ha spiegato Peluffo. “Come registrato anche dalla Banca d’Italia nel suo rapporto sull’economia dell’Umbria – ha aggiunto – la tendenza della spesa sanitaria, pur in crescita, ha rallentato il suo ritmo rispetto al 2024, passando da +5,3% al +1,6%. Appare crescente il prezzo che la sanità regionale paga per una mobilità sanitaria con saldo negativo, che peggiora per entrambe le componenti (mobilità attiva che si riduce, mobilità passiva che cresce). Essa determina un saldo economico negativo (che non esisteva fino al 2019) che sale dai 32 milioni nel 2024 ai 55,8 milioni nel 2025”. Il presidente ha rilevato che sulla base dei dati Agenas, “il deterioramento del saldo è dovuto per oltre la metà al ridursi degli afflussi da regioni confinanti, soprattutto del Lazio, e per un ulteriore 30% all’aumento dei deflussi verso regioni più lontane, in particolare l’Emilia Romagna”. Per il 2025 – ha detto ancora Peluffo – il risultato dell’esercizio del settore sanitario pubblico consolidato risulta lievemente positivo. Infatti, il saldo migliora da un disavanzo di 34 milioni di euro nel 2024 a un avanzo di poco più di 600mila euro nel 2025″. Il presidente Peluffo ha segnalato poi “l’eccellente condizione di cassa dell’Amministrazione regionale, che mantiene risorse immediatamente disponibili per oltre 644 milioni di euro, anche se in lieve riduzione da 698 del 2024″. Nel 2025 il debito consolidato delle Amministrazioni locali umbre ha continuato a diminuire (-2,4%). ” Si osserva – spiega ancora Peluffo – un costante miglioramento, in un quadro di sostanziale stabilità, del risultato di amministrazione che passa da 362,2 milioni nel 2019 fino a 414 nel 2025″. Non solo numeri e valutazioni contabili appaiono nella relazione per la parifica da parte della Corte dei conti dell’Umbria del rendiconto generale. Il presidente della Sezione controllo ha infatti dedicato ampio spazio anche al tema dell’istruzione. ” Se certamente l’Umbria gode di un tasso di scolarizzazione del capitale umano che si colloca al massimo del Paese, va tuttavia segnalato che questo livello per l’indicatore che registra la percentuale di diplomati sulla popolazione attiva la mette soltanto al 187/o posto tra le 234 regione dell’Unione. L’Umbria – ha rilevato Peluffo – appare meglio collocata in rapporto al Neet (giovani che non lavorano e non studiano) ponendosi al 127/o posto nell’Ue. E’, inoltre, l’undicesima regione europea in termini di speranza di vita alla nascita”. Bene il sistema universitario regionale, così come il ciclo della scuola secondaria di primo grado esprime “performance” elevate. Il presidente Peluffo però precisa che la “favorevole” condizione finanziaria evidenziata “non vuol dire affatto che la Regione non debba affrontare problemi strutturali che, nella prospettiva futura, diventeranno estremamente critici e che sono oggetto eminente della programmazione economica che compete all’organo di indirizzo politico”. La Sezione condivide, infatti, le analisi economiche elaborate da Aur nel suo rapporto economico sociale 2026, che analizza sia il declino dell’economia umbra nell’ultimo trentennio, sia la drammatica prospettiva demografica che procede a un ritmo impensabile fino a qualche anno fa. Essa getta un’incognita sul reddito futuro (e sulla capacità contributiva),nell’arco di una sola decade. In particolare, l’indice di vecchiaia è salito dal 222,8% del 2022 al 246,6% del 2025, raggiungendo quasi i livelli della Liguria. Ci sono vaste aree del territorio, tra cui quelle colpite dal sisma, a rischio di spopolamento. Già oggi l’Umbria (età media a 49,9 anni)è la decima regione più vecchia tra le 234 regioni dell’Unione europea.

