E’ ora di dire basta, a Città della Pieve l’ultimo saluto a Stefania Terrosi: a Perugia due uomini condannati per violenza in famiglia
Sono sempre più numerosi anche in Umbria i soprusi ai danni di donne e si registra una tragica evoluzione della violenza: fisica, psicologica, economica, digitale. Una violenza che fa sprofondare il senso di umanità in un’aberrante voragine in buona parte sommersa. La sopraffazione rappresenta una vera e propria ferita alla coscienza collettiva. Questa mattina, a Città della Pieve c’è stato l’ultimo saluto a Stefania Terrosi, la donna di 59 anni uccisa dal convivente, Antonio Iacobellis, il 29 novembre scorso. I funerali si sono svolti nella chiesa parrocchiale di Pò Bandino, dove Stefania viveva. Un omicidio-suicidio che ha sconvolto una intera comunità dove è stato proclamato il lutto cittadino. Nel frattempo, è in corso il processo contro Mark Samson, il filippino che ha ucciso Ilaria Sula, la giovane studentessa di Terni che frequentava la Facoltà di Statistica alla Sapienza. Un delitto atroce, consumato a colpi di coltello nella casa della famiglia Samson, fra il 25 ed il 26 marzo scorsi. In questi giorni ci sono stati poi altri processi e condanne per maltrattamenti in famiglia e violenze sessuali nei confronti di donne. La Corte d’Appello di Perugia ha confermato la condanna a cinque anni di reclusione nei confronti di un uomo accusato di maltrattamenti e violenza sessuale nei confronti della moglie. Non solo: l’uomo è stato riconosciuto colpevole anche di violenza domestica nei confronti dei figli. Una violenza fatta di aggressioni fisiche e verbali, con la donna costretta a subire atti sessuali contro la sua volontà. Un altro uomo è stato condannato a 3 anni e mezzo di reclusione, sempre dalla Corte d’Appello di Perugia, per aver pedinato, minacciato e aggredito l’ex moglie. Secondo l’accusa, l’uomo non accettava la fine del matrimonio. Secondo i giudici le inviava minacce telefoniche tra cui la frase “ti farò vivere una vita di inferno”. Violenza verbale che il più delle volte si trasforma in violenza fisica, in uno smottamento di comportamenti sempre più vistosi e sempre più impressionanti. L’unica cosa che una donna può fare è andarsene, chiedere aiuto, sconfiggere la paura e la vergogna. Ma prima di tutto denunciare il suo aguzzino perché non resti impunito. E’ dura ma è l’unica cosa da fare.

