Giunta Proietti: tensioni e rinvio. Si allungano i tempi, malumori nella maggioranza

Rischiano di allungarsi i tempi per la nuova giunta regionale dell’Umbria. Nonostante la volontà della neo governatrice di assicurare in fretta un governo alla comunità umbra, si procede a singhiozzo. Anche ieri è stata una giornata all’insegna delle incomprensioni, soprattutto con Pd e Cinque Stelle. I telefoni hanno squillato a vuoto e i messaggini su WhatsApp sono rimasti senza risposta. A certificare l’imbarazzo è l’ipotesi di rinviare la presentazione dei cinque nuovi assessori, prevista per domani. Con il passare delle ore e con l’inasprirsi dello scontro aumenta però anche il malumore tra i consiglieri di maggioranza. Una buona parte, infatti, ritiene che è giunto il momento di chiudere la partita e iniziare a lavorare per il bene dell’Umbria. Altri ritardi e tensioni rischiano di compromettere la credibilità di tutti. I punti in discussione restano sostanzialmente due: sanità e ambiente. Sul primo, c’è il pressing del segretario regionale dem, Tommaso Bori. Sul secondo, ad incalzare la presidente è Thomas De Luca, coordinatore regionale del M5S dell’Umbria. La presidente Proietti però ha ribadito la volontà di tenere per sé, almeno all’inizio, le competenze sulla sanità mentre sul resto intende assegnare le deleghe in autonomia, senza condizionamenti. Un bellum omnium che sta mettendo a dura prova anche il resto della coalizione. A cominciare dai rappresentanti della lista della presidente Umbria Domani che ha ottenuto la stessa percentuale di consensi del M5S (4,7%) e più dell’Alleanza Verdi e Sinistra (4,3%). Malumori che sembrano coinvolgere anche il gruppo dei democratici che conta ben nove consiglieri su dodici della maggioranza. Ieri, infatti, si è svolta la prima riunione dei consiglieri regionali del Pd che doveva formalizzare la costituzione del gruppo e indicare il proprio presidente. L’incontro si è concluso senza una scelta. Il Pd resta così l’unico gruppo di Palazzo Cesaroni senza aver nominato il suo presidente, a distanza di appena quattro giorni dalla prima seduta dell’Assemblea legislativa. Un corto circuito che non aiuta sicuramente ad allontanare il rischio di un “grande temporale”.