Il caso Terni e la voglia egemone di Fratelli d’Italia: una sfida che va oltre gli equilibri ternani. La prudenza di Prisco e Squarta
Il tavolo romano non ha risolto il problema e non ha placato le polemiche, semmai le ha rinvigorite. Dopo l’ uscita del segretario regionale della Lega Umbra, Virginio Caparvi, che ha ricandidato il sindaco uscente Leonardo Latini è arrivata puntualmente, a stretto giro di posta, la nota del segretario regionale di Fratelli d’Italia Franco Zaffini: ” Per noi il candidato sindaco di Terni è l’assessore comunale al bilancio Orlando Masselli”. Insomma, il capitolo rimane aperto e le tensioni affiorano e serpeggiano sempre di più. La sfida tra Fdi e Lega a Terni è destinata a continuare per molto. La ragione è semplice perché è lo stesso Zaffini a sottolinearla: ” Fdi è ampiamente il primo partito del centrodestra e di Terni”. Zaffini fa riferimento al risultato delle ultime elezioni politiche quando a Terni Fdi ha quadruplicato la Lega: 15.217 voti (29,8%) per il partito di Giorgia Meloni e 3.938 (7,7%) per quello di Matteo Salvini. A poco più di un mese dalla consegna delle liste la situazione resta quindi assai delicata. A questo punto la via d’uscita o soluzioni alternative rischiano di non essere indolori. Si tratta, infatti, della prima e vera sfida che si consuma nel centrodestra umbro dopo il voto delle politiche. Una sfida che va ben oltre gli equilibri ternani. Fino a pochi giorni fa è sembrata una delle tante schermaglie, invece “la questione Terni” è soltanto l’inizio di una sfida nella sfida. In questi mesi hanno finto di essere compatti, ma in realtà sotto sotto si sentono rivali. Tanto che hanno passato le ultime settimane a stuzzicarsi più o meno ogni giorno. Per non parlare della querelle sul fantomatico rimpasto della giunta regionale. C’è però un limite nella pretesa di Fdi, quello di pretendere tutto per sé lasciando poco o nulla al resto della coalizione. E’, infatti, noto che il partito della Meloni è pronto a conquistare, con una propria candidata (Margherita Scoccia, attuale assessore all’urbanistica), Palazzo dei Priori a Perugia; è altrettanto risaputo che intende candidare a sindaco di Foligno l’attuale assessore all’urbanistica Marco Cesaro. Un atteggiamento egemone che rischia di ridurre in frantumi la coalizione di centrodestra. Anche nelle giunte storiche di sinistra, tra Pci e Psi, valeva la regola che nei due capoluoghi di provincia i sindaci non potevano essere dello stesso partito: se a Perugia era del Pci a Terni sarebbe stato del Psi. O viceversa. Certamente parliamo di tempi lontani, quando ancora c’era la cosiddetta Prima Repubblica. Oggi le condizioni sono completamente cambiate, a partire dalla elezione diretta dei sindaci. Resta però la necessità di non rompere la coalizione per evitare sorprese elettorali. Per questo, secondo alcuni chiacchiericci, sembra che una parte importante del vertice regionale di Fdi (Prisco e Squarta) sia molto più prudente nell’esasperare lo scontro. Anche per non compromettere l’appuntamento del prossimo anno quando si voterà per il nuovo governatore dell’Umbria. Non è un mistero che i due puntano a sostituire la Tesei con il sindaco di Perugia Andrea Romizi. Per questo, alla fine di questo stucchevole braccio di ferro i veleni che continuano a fluire in queste ore potrebbero terminare, con la riconferma di Leonardo Latini a candidato sindaco di tutto il centrodestra. Se così non fosse, il dualismo tra i due maggiori partiti del centrodestra potrebbe riservare sorprese deflagranti.

