Il narcotraffico la vera piaga dell’Umbria: passi avanti ma la battaglia è ancora lontana dall’essere vinta
Si conferma l’assenza attuale sul territorio umbro di organizzazioni mafiose stanziali o di propaggini di gruppi operanti in altri territori del Paese. E’ uno dei passaggi più importanti della relazione predisposta dal procuratore di Perugia, Raffaele Cantone, in vista dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026. Un appuntamento che si ripete negli anni e che rappresenta un momento significativo per bilanci e per riassumere l’attività relativa all’anno appena trascorso. “Il comparto della ristorazione e delle attività ricettive – scrive Cantone – risultano, da più elementi investigativi acquisiti nel corso degli anni, significativamente esposte a rischi di operazioni di riciclaggio e reinvestimento illecito da parte di settori organici o collegati alla criminalità di tipo mafioso”. Il procuratore Capo di Perugia, sottolinea, che da varie indagini “emergono elementi concreti che fanno ritenere possibili investimenti di proventi illeciti da parte di singoli soggetti collegati ad organizzazioni mafiose nei settori edilizio, turistico e della gestione dei rifiuti, dove sono stati adottati provvedimenti interdittivi prefettizi”. Dalla relazione arriva un’altra conferma: “Il narcotraffico rappresenta una delle principali attività illecite ” dell’Umbria. Sono, soprattutto, gruppi criminali stranieri, in particolar modo albanesi e nigeriani, che occupano il mercato umbro attraverso “vere e proprie piazze di spaccio”. “In una recente indagine – spiega il dottor Raffaele Cantone – sono stati provati anche legami fra nigeriani ed esponenti del clan camorristico dei Casalesi. L’organizzazione aveva impiantato un vero e proprio hub per lo smistamento di eroina e cocaina, importata in grossi quantitativi direttamente dall’Olanda e da Perugia, da inviare poi in altre località del Paese. I proventi delle lucrose attività illecite vengono poi parzialmente inviati nei paesi di origine dei soggetti stranieri ma anche, sempre più spesso, reinvestiti nell’economia legale locale, creando un rischio di insediamento pre-mafioso”. C’è poi un passaggio molto importante e nello stesso tempo preoccupante. Malgrado i numerosi arresti effettuati e la notevole quantità di droga sequestrata nel 2025, le organizzazioni criminali hanno incassato il colpo senza subirne eccessivamente le conseguenze. “Risultati indiscutibilmente importanti – spiega il procuratore di Perugia – senza che questi siano riusciti ad indebolire in modo rilevante le organizzazioni di riferimento, che hanno assorbito i colpi ricevuti, riorganizzandosi con grande velocità ed anche sostituendo rapidamente i soggetti in precedenza impegnati nelle attività illecite, a dimostrazione di come i gruppi locali siano inseriti in più vaste reti criminali, nazionali ed internazionali”.

