Imposta di soggiorno e autovelox: le tasse mascherate per fare cassa. Quasi 4 milioni di introiti turistici per Assisi e Perugia

La maggior parte dei viaggiatori che hanno raggiunto l’Umbria hanno sperimentato quell’extra in fondo alla fattura dell’hotel o dell’appartamento: la tassa di soggiorno. Un tributo spesso ignorato o minimizzato ma che incide silenziosamente sul costo del viaggio. La tassa di soggiorno ha radici antiche. Già nell’impero Romano esistevano imposte per chi attraversava determinate province. Nel Medioevo, alcune città applicavano tariffe ai mercanti forestieri per contribuire alla manutenzione delle mura cittadine. La tasso di soggiorno nasce con l’obiettivo di finanziare le infrastrutture turistiche e migliorare l’accoglienza. Obiettivo rispettato oppure, come avviene spesso per gli autovelox, una scusa per fare cassa ? Sono veramente migliorati i servizi per i turisti o questi fondi vengono usati per tappare buchi di bilancio ? In molti casi, più che un contributo giusto, sembra una tassa mascherata per sottrarre denaro ai visitatori senza offrire nulla in cambio. Stesso ragionamento per i famosi autovelox che sono nati (giustamente) per sanzionare l’automobilista che guida a velocità eccessiva e pericolosa. Ma il sospetto, vedendo come i comuni li usano, che gli autovelox svolgono il ruolo di bancomat per le casse comunali è forte. Molti comuni, alcuni dei quali piccoli, incamerano una notevole quantità di risorse dagli autovelox mentre non si registrano sanzioni per una cintura  slacciata o un guidatore che parlava al cellulare, parcheggiava in modo vietato, si prendeva una precedenza non dovuta o commetteva qualsiasi altra infrazione stradale. Alcuni casi sembrano particolarmente sospetti, tanto che la Corte di Cassazione pochi mesi fa ha confermato il sequestro di alcuni autovelox che venivano utilizzati in maniera impropria al solo fine di procurare denari alle casse pubbliche. Il rischio che alcune amministrazioni comunali siano lasciate libere di “spremere” i cittadini come limoni, oltre a quanto già sono chiamati a fare con le tasse, è altrettanto forte. Tornando alla tassa di soggiorno, interessante è lo studio di questi giorni dell’Agenzia Umbria Ricerche sulla diffusione e gli effetti dell’imposta. Nel 2025 sono 39 i comuni umbri che hanno applicato il tributo, con un gettito complessivo di 7,66 milioni di euro. Nell’ultimo anno, la tasso di soggiorno è stata introdotta da Torgiano, Norcia, Bastia Umbra, Massa Martana, Fabro e Monteleone d’Orvieto. Quasi la metà delle entrate si concentra su due comuni: Assisi nel 2025 ha incassato 2,3 milioni di euro (+10,4% rispetto all’anno precedente) e Perugia 1,3 milioni (+21,8%). Subito dopo seguono Orvieto con 0,63 milioni (+17,7%), Gubbio con 0,49 milioni (+34,4%) e Spoleto 0,48 milioni (+29,3%). Nel 2024 in Umbria oltre 1,4 milioni di pernottamenti non sono stati assoggettati all’imposta perché avvenuti in comuni che non la applicano. Se il tributo fosse stato in vigore nell’intero territorio regionale, il gettito potenziale aggiuntivo sarebbe stato pari a circa +26,3%, ossia 1,7 milioni di euro in più.