In Umbria i prodotti petroliferi nel mirino delle mafie: mire dei casalesi sul riciclo di rifiuti
La compravendita di prodotti petroliferi è risultato un settore di “particolare interesse” per le organizzazioni criminali calabresi o campane presenti in Umbria. Ci sarebbero poi “evidenze” di mire del clan dei casalesi per il riciclo illecito di rifiuti, soprattutto ferrosi. E’ il quadro delineato nella relazione sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione investigativa antimafia, primi due semestri del 2024, presentata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi al Parlamento e relativa all’analisi sui fenomeni di criminalità organizzata di stampo mafioso. Dall’analisi emerge che la posizione geografica, le attività imprenditoriali e il fiorente tessuto economico-produttivo “rendono appetibile la Regione e fanno sì che possa essere esposta ai rischi di infiltrazioni della criminalità organizzata proveniente da altri territori”. L’attenzione investigativa, anche di tipo preventivo, condotta dalla Dia è stata rivolta a tutte quelle attività che hanno riguardato gli appalti pubblici con particolare riferimento ai fondi per la ricostruzione post sisma 2016 e a quelli relativi ai progetti connessi al Pnrr. Pregresse indagini hanno accertato l’esistenza di proiezioni di ‘ndrangheta e camorra infiltrate per lo più nel tessuto imprenditoriale locale. Confermando una presenza ritenuta non trascurabile in Umbria di soggetti provenienti da altre aree ad alta concentrazione criminale, collegati soprattutto alle ‘ndrine calabresi e ai gruppi camorristici campani.

