La burocrazia brucia più di 10 milioni di euro l’anno alle imprese dell’Umbria
Le imprese umbre spendono ogni anno più di dieci milioni di euro per autocertificazioni ricorrenti. A dirlo è un’indagine di Unioncamere, InfoCamere e Fondazione Promo PA. Secondo la quale la burocrazia “non è soltanto una sequenza di moduli ma una tassa sul tempo”. Per un sistema produttivo come quello umbro, fatto soprattutto di micro, piccole e medie imprese “non è un fastidio marginale” ma è un costo che cade su titolari, collaboratori, addetti amministrativi e studi professionali. In Italia emerge un carico medio di circa 115 euro l’anno per impresa, quasi 4,7 pratiche e poco più di mezza giornata lavorativa spesa in attività amministrative a basso valore aggiunto. Riguardo al dato umbro, moltiplicando quel costo per le 90.231 imprese registrate, il risultato è un onere di circa 10,4 milioni di euro l’anno per le autocertificazioni ricorrenti. In termini di tempo, significa oltre 424mila pratiche e 52mila giornate-uomo. “Per un’impresa, il tempo perso a ripetere dati che la pubblica amministrazione possiede già non è un dettaglio: è competitività sottratta”, commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria. “Semplificare non significa abbassare i controlli, ma renderli più intelligenti, rapidi e sicuri. La Camera di commercio dell’Umbria è impegnata sulle due grandi transizioni, digitale ed ecologica, perché sono leve decisive per rafforzare il sistema produttivo regionale. Registro imprese, Cassetto digitale, Suap, interoperabilità dei dati e Punto impresa digitale servono a liberare energie, a ridurre costi inutili e aiutare le aziende a investire meglio tempo, tecnologie e risorse” aggiunge Mencaroni.

