La cultura come motore della ricchezza umbra: la sfida di Bori che ridisegna l’economia della regione

“Il più grande investimento mai fatto in Umbria sulla cultura e le imprese culturali”. Così il vicepresidente della Giunta Regionale e assessore alla cultura, Tommaso Bori, commenta l’approvazione della nuova legge in materia di cultura e imprese culturali e creative. Ingenti le risorse previste: 31 milioni in tre anni. “Le risorse dirette di bilancio sono raddoppiate – aggiunge Bori -c’è già un bando chiuso da oltre cinque milioni. Altri sono aperti su argomenti che prima non esistevano. Una legge che abolisce quelle datate per dare un volto nuovo alla cultura. Per noi la cultura non è un settore accessorio ma una infrastruttura”. Il provvedimento è stato approvato ieri nell’Aula di Palazzo Cesaroni con i 13 voti della maggioranza (Pd, M5s, Avs, Ud-Pp) e sei no di Fdi, Fi, Lega e Tp-Uc. “L’Umbria si propone – ha spiegato il vicepresidente – come laboratorio di innovazione del settore culturale: non solo gestire l’esistente ma costruire un sistema, riconoscendo la cultura come impresa. Gli oltre 4 milioni per l’impresa creativa sono una scelta chiara di sostegno ad un settore. Scegliamo di affrontare la rigenerazione urbana attraverso la cultura, dando senso a luoghi che lo hanno perso o che rischiano di perderlo. La cultura viene vista come qualcosa di dinamico, contemporaneo e capace di innovare. Non dobbiamo quindi soltanto conservare quello che abbiamo ereditato”. Una legge che vuole rilanciare l’attrattività dell’Umbria e riportare capitale umano espatriato. “La programmazione triennale – aggiunge Bori – con risorse certe elimina le incertezze che fanno fuggire i talenti. Il messaggio è chiaro: senza attivazione il patrimonio non genera valore”. La sfida è ambiziosa: far diventare la cultura uno dei pilastri più solidi, dinamici e identitari dell’economia umbra.  “Le attività culturali – prosegue Bori – sono un fattore che incide sull’economia dei territori, è un investimento sicuro ed è fattore positivo di welfare. Questo testo non nasce negli uffici della Regione ma da una ‘chiamata alle arti’ che ha messo attorno allo stesso tavolo molti soggetti e realtà diverse. E’ una legge frutto di un lavoro collettivo, che vincolerà gli interventi legislativi anche nel futuro”. Un progetto di vero ingranaggio industriale che genera ricchezza, lavoro e reputazione. Una risorsa che aiuta l’Umbria a competere e a generare innovazione e sviluppo in ogni abito dell’economia regionale.