La guerra all’intramoenia e le liste d’attesa lunghe, l’AO di Perugia rafforza l’attività ambulatoriale: la Usl Umbria 1 chiede ai medici di rientrare. La mollezza dei controlli

“La libera professione è un diritto, ma non può negare la prestazione pubblica. Il problema nasce quando ci sono più prestazioni a pagamento che in Servizio Sanitario Nazionale, quando l’attesa pubblica è di sei mesi e l’intramoenia di due settimane. Se lo sbilanciamento nega il diritto alle cure, è verosimile ipotizzare una sospensione temporanea. Il patto è chiaro: prima il pubblico, poi il privato convenzionato. Dove ci sono criticità, interveniamo per garantire equità”. E’ quanto ha affermato nei giorni scorsi il ministro della Salute, Orazio Schillaci. L’ipotesi avanzata dal rappresentante del governo Meloni, di sospendere l’attività intramoenia nei casi in cui le liste d’attesa del servizio pubblico risultino troppo più lunghe rispetto a quelle a pagamento, ha generato un’ondata di reazioni da parte delle organizzazioni mediche. La posizione del ministro è semplice: la libera professione è un diritto ma non può ostacolare il pubblico. La ragione è altrettanto elementare: se l’intramoenia garantisce tempi più rapidi rispetto all’offerta pubblica, si crea una disparità tra chi può pagare e chi è costretto ad attendere mesi. Il ragionamento non fa una piega ma a parere delle rappresentanze mediche rischia di peggiorare la situazione almeno per due ragioni: l’intramoenia si svolge fuori dall’orario istituzionale e genera entrate per le Aziende sanitarie. Tra l’altro, spiegano i professionisti, si corre il rischio concreto di una fuga dal SSN in un momento segnato da carenza di personale, turni insostenibili, progressioni di carriera bloccate e retribuzioni insufficienti. Una situazione che tocca anche l’Umbria e il suo sistema sanitario regionale. L’Usl Umbria 1 ha recepito le indicazioni regionali adottando un regolamento specifico e predisponendo un piano aziendale dedicato. L’obiettivo, fa sapere la direzione dell’azienda, è garantire un equilibrio corretto tra l’attività istituzionale e quella libero-professionale, evitando possibili conflitti di interesse. “Ad oggi – chiarisce la direzione della Usl Umbria 1 –  soltanto una piccola parte dei dirigenti medici (circa il 5%) svolge attività libero-professionale al di fuori delle strutture aziendali, sempre con autorizzazione. Tuttavia, anche questi professionisti, in base al piano aziendale Alpi (che disciplina l’Attività libero professionale intramuraria), dovranno progressivamente rientrare negli spazi interni dell’Usl. Parallelamente, la direzione ha avviato un confronto con le organizzazioni sindacali per rivedere le tariffe della libera professione, in un’ottica di trasparenza e condivisione”. L’Azienda ospedaliera di Perugia, la più coinvolta per numero e qualità dei professionisti interessati all’intramoenia, fa sapere che sono state intraprese “molteplici” azioni per rafforzare l’attività ambulatoriale: dall’adozione di un nuovo regolamento per l’attività libero professionale intramuraria (Alpi) all’aumento progressivo dell’offerta istituzionale ambulatoriale di prime visite e primi accessi di esami diagnostici. “Il nuovo Regolamento – sottolinea Antonio D’Urso, direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Perugia – si pone l’obiettivo di raggiungere un progressivo allineamento dei tempi medi di erogazione delle prestazioni rese in ambito istituzionale con quelli delle prestazioni erogate in regime di Alpi. Questo risultato sarà perseguito attraverso la definizione, per ciascuna struttura aziendale, dei volumi di attività istituzionale in rapporto a quelli relativi all’attività libero-professionale”. L’ospedale precisa che “in quanto azienda convenzionata con l’università e Dipartimento di emergenza e accettazione (Dea) di secondo livello eroga prestazioni di altissima specialità, e quindi preposta prioritariamente all’erogazione di prestazioni di secondo livello in tutte le aree specialistiche anche in ambito ostetrico”. Sul fronte dell’aumento dell’offerta di prestazioni specialistiche ambulatoriale, il direttore generale D’Urso spiega che nei mesi di settembre e ottobre si è rilevato un aumento medio della produzione pari al 3,6%. Dati che testimoniano, a suo parere, un trend positivo. Da parte loro, i medici ricordano che bloccare l’intramoenia vuol dire far rientrare nelle liste di attesa anche quei pazienti che preferirebbero ottenere prestazioni  in libera professione, magari perché coperti da un’assicurazione o perché desiderano essere seguiti da un determinato professionista. Con il risultato di allungare i tempi di attesa per tutti, o di incentivare ulteriormente il ricorso alla sanità privata. “A meno che”, si chiede un medico perugino, “non sia proprio questo l’obiettivo ultimo”. C’è chi sottolinea anche un altro dato: “Con l’intramoenia le prestazioni sanitarie offerte aumentano, e non diminuiscono”. Un vecchio clinico del Santa Maria della Misericordia, oggi in pensione, ricorda che “il costo della prestazione sostenuto dal paziente non finisce interamente nelle tasche del professionista, ma va a finanziare il bilancio dell’ospedale. Al medico, infatti, arriva il 30% del totale pagato dal paziente”. Il problema vero, denuncia un sanitario che fa poca attività intramoenia, è quello dei controlli costanti dell’attività di alcuni professionisti, soprattutto delle due Aziende Ospedaliere di Perugia e Terni dove è più forte il rischio di distorsioni del sistema a danno dei pazienti e del Servizio sanitario regionale. “Basterebbe monitorare bene l’attività e prevedere provvedimenti disciplinari severi per chi non rispetta le regole” denuncia. Esempi di scostumatezza ? Il travaso di pazienti dal pubblico al privato o denaro in nero per visite mediche fatte per conto dell’ospedale, come accertato da alcune indagini in Italia dei Nas. Spesso normative e procedure di controllo si rivelano inefficaci e non sufficienti. Il problema esistete ed è a conoscenza dei vertici aziendali e regionali, altrimenti cinque mesi fa non sarebbe stato firmato un protocollo di collaborazione con Guardia di Finanza e Carabinieri del Nas per rafforzare i controlli.