La lunga transizione dell’Università italiana: l’Ateneo di Perugia indica la via per uscirne. Consegnato al Mur documento unitario

di Mario Tosti

Dopo la sbornia dei fondi del Pnrr, che ha inondato di risorse Atenei e Dipartimenti per oltre 10 miliardi, i nodi irrisolti dell’Università italiana vengono al pettine e rettori, professori e personale tecnico amministrativo si rendono conto che, a quindici anni dalla riforma Gelmini, l’università pubblica italiana si trova in una fase di stagnazione. Precarizzazione come metodo di gestione, diminuzione delle risorse proprie mentre i costi fissi esplodono, in particolare per gli adeguamenti stipendiali, che in pratica hanno bloccato le nuove assunzioni e soffocato il ricambio generazionale. Così tutti gli Atenei italiani sperimentano il degrado del lavoro tra precariato, blocchi ed espulsioni. Bene ha fatto quindi il Rettore di Unipg, Massimiliano Marianelli, a chiamare a un confronto su questi temi Marco Mancini, Segretario Generale del Ministero dell’Università e della Ricerca (Mur). Sappiamo che il prof. Mancini non accetta quasi mai di confrontarsi con la comunità accademica, lui è un tecnico e non può rispondere di decisioni politiche che spetta al Ministro in carica spiegare e, se necessario, difendere. Ma abbiamo visto che la ministra Bernini, di fronte alle contestazioni degli studenti, perde spesso le staffe e si rifugia nell’ideologia; pertanto va dato merito a Mancini di aver accettato l’incontro a Perugia e al Rettore Marianelli di averlo organizzato. Ed è stato un incontro interessante, se non altro perché il Segretario Generale ha chiarito, di fronte a tutti, che il famoso e fumoso documento elaborato dalla commissione ministeriale, presieduta dal prof. Galli della Loggia, è ormai carta straccia e non rappresenta le posizioni del Ministero. Per esempio, ha chiarito che nella mente del Ministero non è mai esistita l’idea di inserire un rappresentante del Ministero nei Consigli di Amministrazione degli Atenei, che avrebbe prefigurato un controllo politico sulle università. Mancini ha quindi elogiato l’Ateneo perugino per lo sforzo collettivo di elaborare documenti unitari per la riforma della Legge 240. In effetti, con lo stimolo del Rettore, nel corso dell’incontro, tenutosi venerdì 30 gennaio, presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari ed Ambientali, è stato consegnato al Segretario Generale un articolato documento di proposte, frutto di un ampio processo di confronto che ha coinvolto la comunità di governo dell’Ateneo, i Dipartimenti, la Consulta degli studenti e i Sindacati. In sintesi, questo documento ha sottolineato una situazione di emergenza salariale senza precedenti e una fuga di personale verso altre Amministrazioni, la realtà del precariato come il principale ostacolo allo sviluppo del sistema, con la richiesta che il finanziamento del sistema universitario italiano (0,9% del Pil) si avvicini almeno a quello medio dell’OCSE (1,48% del Pil). Alcune sigle sindacali hanno esplicitamente richiesto il ripristino dei concorsi nazionali e il superamento della divisione in fasce della docenza a favore di un “ruolo unico”, che riconosca la pari dignità di insegnamento e ricerca. Forte è stato l’appello dei docenti a una revisione dell’ANVUR, che tenga conto nelle sue valutazioni dei contesti socioeconomici, con algoritmi che prevedono il sostegno agli Atenei che operano in aree territoriali fragili, e delle specificità disciplinari e territoriali. Unanime è stato l’appello a contrastare tutte le misure che vanno a favorire le Università telematiche, per le quali è necessario emanare regole uniformi che evitino una concorrenza sleale. Da parte degli studenti è stato auspicato che lo Stato si faccia carico integralmente degli oneri per la No Tax Area, evitando che il costo delle esenzioni ricada sui bilanci già fragili delle università. Un documento unitario che ha spinto ad affermare il Segretario Generale del Mur che Perugia si pone all’avanguardia nel percorso difficile, ma necessario, di una riforma complessiva e partecipata dell’Università italiana. Un segnale di grande valore istituzionale che testimonia la capacità del Rettore e della comunità accademica perugina di costruire mediazioni alte e responsabili nell’interesse dell’Università.