La “maschiocrazia” nelle principali nomine dell’Umbria: il predominio degli uomini ai ruoli di comando. A capo delle istituzioni ci sono donne ma nulla è cambiato
Il soffitto di cristallo che impedisce alle donne di raggiungere posizioni di rilievo è sempre più resistente, anche in Umbria dove alcune istituzioni importanti sono guidate da donne in carriera. Eppure gli strumenti per aumentare la presenza femminile in posti importanti ci sono, le ragioni per farle anche. Che non ci siano donne all’altezza, anche solo per ragioni statistiche, è un falso. Che le donne siano ben formate, raggiungono ottimi risultati negli studi e nelle professioni, è un aspetto oggettivo. Non si tratta di una battaglia ideologica o di una richiesta di favore, ma di un’esigenza democratica e sociale volta a garantire equità, pluralismo e una migliore qualità delle decisioni. In sintesi, la piena partecipazione delle donne non è solo una questione di diritti , ma una condizione necessaria per costruire una società più giusta, sostenibile e inclusiva. La quota “rosa” non può essere interpretata come una semplice misura di riequilibrio numerico, ma come un’autentica opportunità di rinnovamento. Sorprende, quindi, quanto avvenuto in Umbria nell’ultimo periodo. Ieri è stata eletta la nuova Giunta della Camera di Commercio dell’Umbria che affiancherà il presidente Giorgio Mencaroni fino al 2031. Sei membri sono uomini, più il presidente, quindi sette, mentre la parità di genere è “rappresentata” da una sola donna (Patrizia Ceprini). Sorprende ancora di più il comunicato dell’ente camerale umbro: la nuova squadra “assicura la presenza femminile prevista dallo Statuto”. Insomma, ci troviamo di fronte a un mero esercizio di conformità. E’ finita allo stesso modo anche a Palazzo Cesaroni sulle nomine dei nuovi garanti: il professor Matteo Severini nuovo Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza; il professor Renato Tomei nuovo Garante regionale per i diritti delle persone con disabilità; l’avvocato, ex sindaco di Gualdo Cattaneo, Andrea Pensi nuovo Garante regionale per le persone sottoposte a misure restrittive (detenuti). Palazzo dei Priori, invece, ha scelto Massimo Monni come nuovo presidente di Gesenu. Se si torna indietro di qualche mese scopriamo che i vertici delle partecipate umbre sono tutti uomini. Palazzo Donini ha confermato Carmelo Campagna presidente della finanziaria regionale Gepafin; Luca Ferrucci nuovo amministratore unico di Sviluppumbria; Alfonso Morelli nuovo direttore generale di Arpa Umbria; Giacomo Leonelli nuovo amministratore dell’Agenzia per il diritto allo studio (Adisu); Marco Damiani nuovo amministratore unico dell’Agenzia Umbria Ricerche; Federico Santi nuovo presidente di Ater Umbria (alloggi popolari); Ottavio Anastasi nuovo amministratore unico dell’Agenzia Forestale Regionale dell’Umbria; Paolo Fratini nuovo amministratore unico dell’Azienda vivaistica regionale; Joseph Flagiello nuovo amministratore della Scuola Umbra di Amministrazione Pubblica; Devis Cruciani nuovo amministratore unico del Parco Tecnologico Agroalimentare 3A di Pantalla; Emilio Giacchetti nuovo amministratore unico di Umbria Tpl e Mobilità; l’imprenditore bastiolo Antonio Forini nuovo presidente di Umbriafiere, Andrea Ragnetti nuovo presidente di Sase spa, la società che gestisce l’aeroporto dell’Umbria. Palazzo Cesaroni, oltre alle nomine già citate, ha scelto Fabrizio Schettini come nuovo difensore civico della Regione Umbria. Due le donne ai ruoli apicali. La prima è Michela Angeletti, attuale presidente del Corecom Umbria; l’altra, dallo scorso primo luglio, è Tiziana Ciprini, amministratrice unica dell’Agenzia Regionale per le Politiche Attive del Lavoro (Arpal Umbria). Il predominio maschile nei posti di comando delle partecipate e degli enti umbri è sempre più marcato, malgrado la scalata nelle istituzioni di donne in carriera (Palazzo Donini, Palazzo dei Priori e Palazzo Cesaroni). E’ evidente la “maschiocrazia” in cui viviamo. Sì, la sindaca di Perugia è una donna, sì la presidente della Regione è una donna, sì la presidente dell’Assemblea Legislativa è una donna, ma ciò non ha innescato alcun meccanismo positivo. In Umbria non c’è stata alcuna inversione di tendenza rispetto al passato: nel 2026 viviamo ancora in una maschiocrazia, in tutti gli ambiti.

