La Procura di Terni riapre le indagini sulla scomparsa di Barbara Corvi: indagati l’ex marito e il cognato

La Procura della Repubblica di Terni riapre le indagini sulla scomparsa di Barbara Corvi, la trentacinquenne amerina scomparsa il 27 ottobre 2009 e della quale da allora non si sono più avute notizie. Lo scrive il Messaggero secondo il quale i magistrati titolari del fascicolo hanno convocato il marito Roberto Lo Giudice, di nuovo indagato per omicidio e occultamento del cadavere. La nuova indagine vede indagati l’ex marito Roberto Lo Giudice e suo fratello – cognato di Barbara Corvi, Maurizio Lo Giudice – che hanno sempre negato qualsiasi coinvolgimento. L’uomo si è sempre proclamato estraneo alla sparizione della donna e la sua posizione è stata sempre archiviata. Per gli inquirenti deve essere sottoposto ad accertamenti sul Dna repertato nelle due cartoline che furono spedite da Firenze nove giorni dopo la scomparsa della giovane mamma amerina. Le cartoline, scrive Il Messaggero, sono ritenute un tentativo di depistaggio, con cui Barbara rassicurava i due figli: “Sto bene, ho solo bisogno di stare un pò da sola”. “Ora basta, non se ne può più. Io anche questa volta, come sempre ho fatto in passato, sono disponibile a sottopormi a qualsiasi accertamento perché non ho nulla da nascondere. Ho paura solo delle infamie non della verità e sono il primo a chiedere che venga finalmente fatta chiarezza sulla scomparsa di mia moglie” ha commentato Lo Giudice. Secondo quanto si apprende, è stata aperta circa un anno fa dopo un servizio giornalistico la nuova indagine sulla scomparsa di Barbara Corvi. “Circa un mese fa abbiamo ricevuto, dalla Procura di Terni, un invito per un accertamento tecnico irripetibile relativo alla presenza di Dna su delle cartoline spedite da Firenze alcuni giorni dopo la scomparsa di Barbara e recapitate ai figli” ha spiegato l’avvocato Cristiano Conte, che insieme al collega Giorgio Colangeli difende la posizione di Roberto Lo Giudice. “Cartoline – aggiunge il legale – già oggetto, in passato, di un’analisi grafologica che aveva escluso che fossero state scritte da Barbara Corvi, dal marito, dai figli e da una serie di altre persone. Quando nei giorni scorsi siamo stati convocati per il conferimento dell’incarico, abbiamo appreso che questa indagine era stata riaperta da circa un anno e non perché fossero emersi nuovi testimoni, prove, indizi o ritrovamenti. Ma perché un giornalista, nel 2024, aveva fatto un servizio, in via del tutto autonoma, nell’ambito di una trasmissione Rai. Servizio giornalistico basato, peraltro, su dichiarazioni di un pentito di origini pugliesi, già giudicate irrilevanti e inattendibili dalla Procura di Terni, nella richiesta di archiviazione, che dal gip che aveva poi deciso in tal senso. In occasione della convocazione presso la procura di Terni per l’accertamento tecnico irripetibile, comunque, ci siamo riservati, chiedendo successivamente al gip di procedere con le modalità dell’incidente probatorio. Ad oggi non abbiamo avuto riscontro di questa istanza”. Secondo l’avvocato Cristiano Conte, “non è la riapertura delle indagini in sé a stupire, ma il fatto che questa sia avvenuta sulla base di un servizio giornalistico e non per la presenza di nuovi elementi. Ci sembra oggettivamente poco”. L’avvocato Giulio Vasaturo, legale dei genitori e delle sorelle di Barbara Corvi, afferma che “gli straordinari progressi della biologia forense e nuovi spunti investigativi consentono, oggi, di aprire promettenti spiragli di verità sulla scomparsa di Barbara”. Ha aggiunto che la famiglia della donna scomparsa “segue il lavoro degli inquirenti con la massima fiducia e pieno sostegno”.