La Uil Umbria avvisa la Regione: “Dopo un anno e mezzo nessuna risposta sulla sanità”. I soldi delle tasse sono andati “su tutt’altri settori”

L’attacco è diretto e duro. Nessuno se lo aspettava a Palazzo Donini anche se il malessere del più grande sindacato in sanità serpeggiava ormai da tempo. La Uil dell’Umbria, all’indomani del congresso nazionale che ha rieletto Pierpaolo Bombardieri alla guida nazionale, rompe il silenzio e avvisano la Giunta Regionale: “Dopo un anno e mezzo di legislatura non ci sono risposte sulla sanità”. “Con una programmazione che non è chiara sul fronte dei servizi e delle reti sanitarie da costruire sul territorio – denuncia la Uil Umbria – ci troviamo con dipendenti vicini al burnout e con ferie a rischio, con le liste d’attesa senza una soluzione strutturale”. L’offensiva della Uil non risparmia nemmeno la iniziale manovra fiscale varata da Palazzo Donini. “Le tasse, varate con la promessa della svolta sulla sanità – sottolinea –  stanno andando ad incidere su tutt’altri settori, gravando sul ceto medio, mentre non si fa nulla per andare ad intaccare, laddove possibile, sull’evasione fiscale. Un misto di arroganza, autosufficienza e confusione che dispiace constatare dopo aver lavorato con il massimo sforzo e attenzione”.  E’ netto il giudizio sui primi diciotto mesi di legislatura. “Servono scelte, coraggio e visione – continua la Uil Umbria – e il primo scorcio di legislatura, salutato da una discesa nelle rilevazioni di gradimento, non premia certo le (non) scelte che l’Umbria sta facendo. Il Piano sociosanitario, più volte promesso, non vede la luce ed è ben custodito nelle segrete stanze. Esce solo attraverso qualche anteprima concessa sporadicamente a pochi fortunati. E quando si convoca una riunione ufficiale, lo si fa proprio nei giorni in cui la Uil era impegnata nel congresso di Padova. Stigmatizziamo quindi anche un atteggiamento di superiorità e di presunta autosufficienza di fronte a passaggi che esigevano  concertazione, coinvolgimento e partecipazione. Approccio – denuncia ancora la Uil – che dimostra insofferenza verso chi, con autonomia, ha sempre dimostrato buona fede e voglia di entrare nel merito dei fatti. Il modus operandi dunque appare sbagliato, soprattutto se a farne le spese è il primo sindacato negli enti pubblici, come in Regione, o in sanità”. La censura non risparmia nemmeno Cgil e Cisl, “che hanno preferito sfruttare una rendita di posizione momentanea piuttosto che privilegiare l’unità sindacale per tutelare lavoratori e lavoratrici”. Per la Uil “l’Umbria rischia l’isolamento infrastrutturale, con una rete ferroviaria nazionale nel caos. La sanità pubblica è in difficoltà, i giovani cercano un lavoro stabile e non riusciamo a dare loro risposte. Gli anziani chiedono servizi e di non essere considerati bancomat”. Una situazione che preoccupa il primo sindacato degli operatori sanitari, che ribadisce la necessità di tavoli permanenti sulle principali problematiche della regione e un confronto vero sugli investimenti da fare e sulle politiche da adottare. “Continuiamo a chiederli – conclude la Uil Umbria – continuiamo ad aspettare ma non possiamo farlo in silenzio di fronte a giochetti e prepotenze”.