L’estate dei politici umbri tra sagre e selfie: la sindrome maniacale della propria immagine e la miriade di comunicati

I palazzi che contano della politica umbra sono ormai chiusi ma gli amministratori umbri non rinunciano al “comizio estivo” tra rassegne e sagre paesane. Non rinunciano ai selfie per mostrarsi vicini ai cittadini, un modo per presentarsi come “uno di noi”, desiderosi di collezionare like e di immortalare ogni  “festicciola” di paese con il sorriso di circostanza. Lord David Owen, medico e membro della camera dei lord, sulla rivista “Brain” ha parlato di vera e propria sindrome clinica riscontrabile in alcuni politici. “Il quadro è simile a quello di altri disturbi della personalità, quello narcisistico, l’istrionico e l’antisociale” raccontava. Il medico e politico inglese descriveva la sindrome come caratterizzata da comportamenti ispirati a presunzione, che si accompagnano ad una preoccupazione maniacale per la propria immagine. Chi soffre di questa sindrome è pericolosamente interessato solo alla propria immagine con conseguenze disastrose in ambito politico e sociale. Una vera e propria “intossicazione” che allontana dalla realtà e che può suscitare amarezza e delusione nei cittadini. Un pò come la sindrome del complotto che ha accompagnato in questi quattro anni il governo di Giorgia Meloni. Quelli che remano contro, quelli che ordiscono trame nell’ombra, quelli che dagli amici mi guardi Dio, quelli che ti lavorano ai fianchi e ti vogliono morto. Detta così pare un tormentone di Enzo Jannacci. La verità è che non si governa “con i selfie” o con la foto perfetta per piacere, ancor meno con una miriade di comunicati stampa e dichiarazioni frequenti. La sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, intervenendo sulla salute mentale, in risposta ad una nota del centrodestra, ha dichiarato che il suo lavoro “non si misura dal numero dei comunicati stampa o dalle polemiche. Si misura nella capacità di costruire soluzioni, spesso lontane dai riflettori”. Come dargli torto! Un tempo, il mese di agosto, rappresentava una vera e propria pausa di silenzio per la politica italiana e i leader spegnevano i microfoni per andare in vacanza, lasciando spazio solo alla calma estiva. Il bravo Fabrizio Roncone, stimato giornalista del Corriere della Sera, ha ricordato pochi giorni fa le vacanze dei politici italiani di una volta. Enrico Berlinguer che camminava sulle spiagge libere della Sardegna, Giulio Andreotti con le sue suorine ampezzane, Alcide De Gasperi che giocava a bocce in Val di Sella, Palmiro Togliatti a Ponza su un barchino a remi. A poterci tornare, con quegli uomini lì, con quel rango politico lì, nostalgia canaglia.