Luca Ferrucci e le dimissioni, come si è arrivati alla rinuncia: dallo stop dell’Università alla semplice presa d’atto della politica

La verità sfugge sempre alle apparenze. Tutto era lindo e silenzioso ma si sentiva come un San Sebastiano. Gli avevano chiesto di salvare Sviluppumbria, di rilanciarla, ma fin dal primo momento aveva capito che tirava una brutta aria. A partire dal suo stesso Ateneo, con l’allora Rettore Maurizio Oliviero che avocava a sé la decisione alla richiesta di autorizzazione per lo svolgimento dell’incarico di amministratore unico di Sviluppumbria. Nulla osta mai arrivato anche alla luce di un parere dell’Avvocatura distrettuale dello Stato di Perugia che sosteneva che tale incarico poteva essere espletato solo in regime di aspettativa non retribuita. Confortato dal parere dell’Avvocatura, l’allora Rettore aveva proceduto a richiedere al professor Luca Ferrucci di scegliere tra l’aspettativa non retribuita e il proseguo dell’attività universitaria. Una decisione che non sarebbe mai stata vagliata dagli organi collegiali dell’Ateneo. Ferrucci avrebbe anche avanzato una richiesta di accesso agli atti per un eventuale ricorso alla giustizia amministrativa ma sarebbe rimasta inevasa. Eppure, riferiscono alcuni dell’ambiente, in passato l’Ateneo ha più volte autorizzato incarichi nella veste di amministratore unico. Così è stato per un universitario in Arpal, per lo stesso ex Rettore in Adisu, per Aur dove si sono nel tempo avvicendati vari docenti. Si può sostenere forse che per Sviluppumbria vi sia una diversa veste giuridica. Su questo punto però ci sarebbe un parere interpretativo rilasciato dal Ministero dell’Università circa sette anni fa, in relazione ad un quesito sottoposto dall’Unione Sindacale dei Professori di Ruolo. Esso afferma che “i professori ed i ricercatori a tempo definito possono, senza necessità di essere collocati in aspettativa, ricoprire  cariche istituzionali e gestionali in enti pubblici e privati senza scopo di lucro e che i Docenti a tempo pieno hanno la medesima facoltà, ma con obbligo di previa autorizzazione del Rettore”. Tutti questi passaggi avvenivano tra maggio e luglio 2025. Non aspetta sicuramente a noi entrare nei meandri del diritto e non si tratta nemmeno di mettere in discussione decisioni e pareri di amministrazioni pubbliche statali. Certo è che non si può neanche sostenere che la legge nazionale lo vieta. Prestigiosi atenei statali sanciscono, infatti, questa possibilità: La Sapienza-Università di Roma, Università di Parma, Politecnico di Milano, Università di Bari “Aldo Moro”, Università Statale di Milano, Università di Palermo. In queste Università, solo per citarne alcune, si sostiene che se la designazione proviene da un ente pubblico, l’incarico espleta una funzione pubblica su mandato istituzionale. Quindi, essa non è in contrasto con i doveri d’ufficio, bensì “coerente con l’interesse pubblico” dell’amministrazione. La ratio è abbastanza evidente altrimenti si tratterebbe di un paradosso: le competenze scientifiche e professionali di un docente universitario potrebbero essere messe al servizio di un interesse privato di un’impresa, ma non di un interesse pubblico. Sta di fatto che l’autorizzazione dell’Ateneo perugino non è mai arrivata e il professor Luca Ferrucci è stato costretto a prendere l’aspettativa rinunciando allo stipendio di professore ordinario di Economia. Qualcuno potrebbe osservare che l’amministratore unico di Sviluppumbria, la più grande agenzia della Regione, prende comunque un compenso. Certamente: 1.200 euro netti al mese. In parole povere il professor Ferrucci ha rinunciato a 5 mila euro di stipendio netto mensile di professore universitario ordinario per svolgere l’incarico di amministratore unico di Sviluppumbria. Alcuni potrebbero replicare, come spesso si sente dire in giro, sono “affari suoi”, faccende strettamente personali. Ci sta, soprattutto in una società dove ognuno deve affrontare le proprie difficoltà da solo (e sono tante) e la vita è una gara continua. Ferrucci però non è solo uno stimato e apprezzato economista (basta sentire le imprese umbre), ma è anche una persona perbene: mantiene la parola data, si comporta con gentilezza, garbo e senso civico. “E’ una scelta che comporta grande sofferenza e segna l’epilogo di un percorso che, evidentemente, non mi offriva più le condizioni necessarie per svolgere al meglio il lavoro che mi era stato affidato” ha scritto in un post su Facebook qualche ora dopo aver rassegnato le dimissioni. E’ un uomo con grande umanità, che riesce a mostrare una naturale inclinazione alla gentilezza e al rispetto. “Aver avuto l’opportunità di guidare Sviluppumbria (un anno, ndr) è stato motivo di profondo orgoglio, ho avuto il privilegio di guidare una società pubblica nella quale ho trovato persone di grande valore, animate da competenza, senso del dovere, motivazione e spirito di servizio. Porterò con me il ricordo di questa esperienza e del patrimonio umano e professionale che ho avuto la fortuna di incontrare” ha aggiunto. Non sono parole ingenue ma voci del proprio vocabolario dove rabbia e risentimento non sono contemplate. E forse è proprio questa la vera resistenza del nostro tempo: restare persone perbene anche quando il mondo sembra premiare chi non lo è. Non è una ingenuità. E’ una scelta. Le dimissioni di Ferrucci rappresentano una sconfitta per la politica umbra che ha “ingoiato” con una semplice presa d’atto le sue dimissioni. Il riconoscimento e la valorizzazione della competenza sono da tempo il tallone di Achille della politica locale e del nostro Paese. L’Umbria ha saputo individuare e sfruttare in diversi momenti della sua storia le competenze dei suoi figli, che hanno contribuito a far crescere l’intera comunità. L’ultimo saggio di Sergio Rizzo, edito da Feltrinelli, racconta “La Repubblica dei brocchi. Il declino della classe dirigente italiana”. I brocchi, scrive Rizzo, non vogliono migliorare, riformare, far avanzare il paese: vogliono che tutto resti come è per sempre, per godersi le proprie rendite di posizione. Ai brocchi non interessa quello che fanno gli altri, le soluzioni nuove ai problemi vecchi: per loro i problemi sono eterni e irrisolvibili.