L’Umbria arretra, l’urgenza di un salto di qualità della politica: è tempo per generare speranza

Spesso il male è sotto gli occhi ma fatichiamo a dargli un nome. A volte preferiamo rimuoverlo magari perché ci sentiamo impotenti e frustrati. Il risultato è un deserto culturale che lascia solo cenere. Pochi giorni fa, il vescovo di Perugia Maffeis ha sottolineato la necessità di recuperare il senso di comunità. E’ il “tutto insieme” di mons.Maffeis che rimanda ad un concetto antico, profondo, bellissimo: comunità. Comunque lo si voglia declinare, l’Umbria ha bisogno di riscoprire e rivalutare lo spirito della comunità, dell’equilibrio alto e lungimirante tra condivisione di principi e autonomia dei singoli. E’ proprio l’indebolimento dello spirito di comunità che sta minando la nostra Regione, che rende tanti nostri sforzi vani e rende impossibile cogliere il senso della prospettiva e dello sviluppo. Ieri abbiamo evidenziato, ad esempio, le difficoltà economiche dell’Umbria che rischia di perdere ulteriore competitività e attrattività, aggravando il divario con il resto del Paese. Di fronte a questo contesto resta soltanto una via d’uscita: fare squadra e costruire forme di collaborazione utili alla comunità. “Mettersi tutti alla stanga”, come vorrebbe il Presidente della Repubblica, a partire dalle forze politiche che a parole si dichiarano d’accordo. Un disegno che aspiri a ridurre l’attuale conflittualità e polarizzazione tra gli schieramenti. In qualche modo, riesumare e valorizzare quello spirito di comunità ricordato dal vescovo di Perugia. Altrimenti il male, che è sotto gli occhi di tutti, continuerà a divorare l’Umbria e a spezzare il futuro dei nostri giovani. Oggi, in Umbria, tutto ciò che incide sull’esistenza concreta delle persone pare sfuggire alla dimensione della politica, alle sue promesse che rischiano di sembrare chiacchiere. Una situazione che genera impotenza e frustrazione nel cittadino che si sente esposto perché non protetto. Non funziona nemmeno agitare il cambiamento per il cambiamento, così come non conviene dare forma agli istinti e ai risentimenti. Come se fosse possibile fare politica soltanto contro, senza mai qualcosa in cui credere. L’intruso è il populismo, di destra e di sinistra. La sua scommessa è una politica senza cultura. E, senza cultura, si fa piazza pulita. Una politica nevrotica, ridotta al format tutti contro tutti, che allontana gli elettori dalle urne, come si è visto alle ultime elezioni regionali. Tre mesi fa, infatti, quasi la metà degli umbri non si è recata nei seggi. Il dato dell’affluenza è inequivocabile: al di là di chi ha vinto o perso il vero protagonista è stato l’astensionismo. Perché gli umbri non sono andati a votare ? La risposta al perché non si va a votare è probabilmente questa: i cittadini pensano che il loro voto non conti nulla. Ma in che cosa si sentono traditi ? Da promesse elettorali non mantenute. Da problemi non risolti. Dalla sempre più crescente crisi che travolge famiglie e imprese, dall’assenza di un minimo di speranza. In un momento drammatico della vita come questo c’è assolutamente bisogno di un salto di qualità. A cominciare dalla necessità di recuperare la fiducia e non rincorrere necessariamente il consenso. Il concetto di fiducia , infatti,  è diverso da quello del consenso per quanto frequentemente utilizzati l’uno quale sinonimo dell’altro. Ciò è tanto più necessario oggi in cui è in atto un cambiamento profondo nel rapporto tra elettori ed eletti, con questi ultimi ad inseguire l’opinione pubblica e a cavalcarne le paure. Anche in questo caso l’intruso è il populismo che trasforma l’avversario politico in un nemico da combattere. Papa Francesco, in più circostanze, ha ricordato che la “chiamata più alta” per la politica è “quella di servire il bene comune e dare priorità al benessere di tutti, prima del tornaconto personale”. In Umbria, regione sempre più in difficoltà, il ruolo delle istituzioni locali e regionali è più che mai importante. Da una crisi come questa non si esce da soli: usciremo insieme o non potremo uscirne. La cura del bene comune non passa dalla forza numerica della maggioranza, né da forme di aggiramento delle regole, ma dalla capacità di condividere il più possibile la bontà delle decisioni. Così come è importante una opposizione costruttiva rivolta a conseguire l’interesse generale in cui ogni scelta e decisione sia dettata da una logica di piena responsabilità. Per la politica umbra è giunto il momento di guardarsi negli occhi, di sotterrare le sciabole e di fare un passo avanti per dimostrare, con i fatti, che la priorità è servire il bene comune e dare priorità ai bisogni dell’Umbria.